Hera. E io pago!

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E io pago …!
di Adriano Primo Baldi

“La fiammella che costa poco”. Se andiamo indietro nel tempo, le aziende multiutility, quelle che erogano più servizi, le chiamavano municipalizzate. Operavano sul territorio ed erano gestite localmente. Nell’immediato dopoguerra gli uomini e le donne con incarichi pubblici non avevano nessuna esperienza amministrativa, e le donne impegnate in politica erano pochissime. I giovani assessori di allora erano paragonabili a quelli del movimento 5 Stelle: con la differenza che pochissimi avevano studi universitari. Il compito era gravoso: ricostruire l’Italia. Era un compito assai diverso da quello degli attuali Grillini. Non c’era da rinnovare una classe politica incapace o corrotta. C’era da rimettere in piedi una nazione.
Il ceto sociale di appartenenza di chi amministrava era modesto: operai, braccianti, contadini, mezzadri. Erano stati partigiani combattenti e si erano formati nella lotta. Ciononostante si trovarono a governare le città. Nessuno li accusava d’inesperienza. Che pure l’avevano.

Nel 1946 s’insediò la prima giunta comunale guidata da Alfeo Corassori. Apparteneva a una famiglia di braccianti agricoli. Il suo braccio destro, Rubes Triva, era un maestro elementare. Lo slogan di Triva per dotare Modena di una rete di gas metano era: “La fiammella che costa poco”
Ne parlava nei comizi. Associava la necessità di dotare la città di questo servizio a quella di costruire un grande mercato bestiame; un villaggio artigiano per le piccole imprese; le colonie estive per bambini disagiati; un sistema efficiente di biblioteche; un teatro attivo e capace di produrre cultura; esaltava l’esigenza di investire nelle infrastrutture; e altro ancora.

“La fiammella che costa poco” è cresciuta a dismisura. Ha smesso di costare poco e ha bruciato nella burocrazia e nella speculazione finanziaria gli ideali istitutivi che animavano i comizi di Rubes Triva. Abbiamo appena assistito alla presa di posizione di un altro grande sindaco di molti anni fa: Werther Cigarini, già sindaco di Carpi. Si è espresso contro la proposta di fondere per incorporazione Aimag in Hera (che di Aimag già possiede il 25%).
Si può cambiare opinione, sempre. Consegnare quel poco che di queste aziende si è salvato dalla speculazione borsistica e dagli interessi privati, equivarrebbe alla perdita di un piccolo legame rimasto di coerenza ideologica. Il mercato capitalistico ha bisogno della potenza economica accentratrice. Il gas, l’acqua, la luce, sono elementi vitali per l’economia di un territorio e per i singoli cittadini. E’ vero che i grandi rifornimenti possono costituire un risparmio sui costi del prodotto, ma è altrettanto vero che quando un’azienda assume le caratteristiche del grande monopolio, entra nella logica dei carrozzoni, aumenta a dismisura i suoi tentacoli, e finisce per produrre decine di aziende partecipate con il possesso di percentuali che vanno dal 25 al 100%, come nel caso di Hera. Essa è troppo piccola per il mercato internazionale e troppo grossa e decentrata, per essere controllata dal territorio.

La composizione azionaria di Hera è pubblica al 51% e comprende molti Comuni lontani dal nostro come Trieste, Udine, Padova e tanti altri. Se ho letto bene il 39, 9% del valore di questa azienda è in borsa. Questa è la cosa che maggiormente esce dal concetto sociale di un servizio che per il cittadino è di prima necessità. La quotazione in borsa dell’azienda determina, di fatto, la sua esposizione quotidiana alle oscillazioni di un mercato speculativo.
Nel Consiglio di Amministrazione di Hera Spa siedono alcuni protagonisti della vita sociale italiana come il presidente Tomaso Tommasi di Viganò, con 350mila euro l’anno. Nel frattempo, lo stesso Tommasi siede anche nel Consiglio di amministrazione di Hera Comm. controllata al 100% da Hera Spa. 350mila euro li percepisce anche il suo Ad. Con le natiche tentacolari che poggiano su più poltrone, c’è anche Mara Bernardini. Mentre, Tiziana Primori, che di Hera Comm. è presidente, siede contemporaneamente nel consiglio di Hera Spa. Poi, sempre a proposito di gente dedita al sociale, in Hera Spa c’è un disinteressato signore che se può far del bene lo fa, e ha nome Riccardo Illy.

Non ci si può sorprendere se anziché la telelettura si continua a procedere con l’invio di bollette con il consumo presunto. Così come non sorprende l’assenza totale di rapporto diretto dell’utente con l’azienda. Ogni contatto avviene attraverso un centralino snervante. Alle proteste per rilievi di consumo presunto, in certi casi strampalato, le risposte dell’azienda avvengono per iscritto. Ne ho viste alcune e sono rimasto basito. Risposte arroganti e strafottenti: tu paga, ed io, anche quando sbaglio, non ho né voglia né tempo per guardarti in faccia. Gli utenti per difendersi dagli errori dell’azienda sono costretti a perdere tempo e denaro. Nella sostanza prevale la logica del primato degli interessi finanziari e del mercato. I cittadini pagano bollette sempre più care. Non hanno alcuna voce in capitolo e le società collegate al carrozzone sono spesso rifugio di politici trombati. Senza parlare dell’assurdo che ormai i Consigli di amministrazione decidono al posto dei Consigli comunali la cui sola funzione è di deliberare.
Tutto questo per opera di chi era partito per sconfiggere il capitalismo e dare potere al popolo. Una rivoluzione ormai demandata alla borsa e … alle sue oscillazioni.

Adriano Primo Baldi

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