200 mila euro, dalle figurine alle figuracce

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di Adriano Primo Baldi
Gian Carlo Muzzarelli mi ricorda il regista polacco, recentemente scomparso, Andrzej Wajda. Con “L’uomo di Ferro”, vinse la Palma d’Oro nel 1981 e fu candidato all’Oscar nell’anno successivo. Mi ricorda anche Beethoven e 200mila figuracce. Il mio amico don Giuseppe Fusari (direttore del Museo Diocesano di Brescia) ha commentato le parole con le quali, pochi giorni or sono in una colonna su questo giornale, mi sono rivolto a Muzzarelli: “Caro sindaco, le è proprio così difficile rendersi conto delle bidonate che le tirano? Miana e Panini le hanno fatto spendere 800mila euro per le manifestazioni del 2015 ai Giardini, quando non ne valevano più di 200mila; Maria Carafoli, la pensionata dell’ufficio sport cui lei assegna incarichi artistici, l’ha «contaminata» con una mostra da 80mila euro, ma ottomila erano anche troppi; Il cuoco Bottura e il gallerista Mazzoli l’hanno trascinata in un ‘bidone’ con la mostra Il Manichino che passerà alla storia per la spropositata cifra di 700mila euro; la Traviata assegnata a una commerciante di pelletterie, salami e conserve, ha precipitato lei e il suo Comune nel ridicolo, oltre che a esporla a commenti assai poco lusinghieri; e lei non se ne rende conto? Non lo posso credere”.

Il mio amico sacerdotr ha scritto: “La colonna per il sindaco è perfino accorata!”. Era un appello accorato alla speranza come in Fidelio di Beethoven: “ Vieni, speranza, non far impallidire l’ultima stella a me affranta!”. Sono passati pochi giorni e la Gazzetta ha pubblicato la notizia che ancora una volta, e ancora con i nostri soldi, il sindaco ha pagato 200mila euro per esporre figurine di proprietà comunale. Muzzarelli regala i nostri soldi come se fossero coriandoli. Garantisce ai suoi amici feste e carnevalate tutto l’anno. Paga sempre cento ciò che costa dieci. Perché? Le risposte sono tante. Sono inquietanti e non una è benevola, anzi. La scomparsa del regista Wajda ci riporta al suo capolavoro “L’uomo di ferro”. Gli sprechi di Muzzarelli e la sua invulnerabilità alle critiche hanno la durezza dell’uomo di ferro, ma a esso va associato, almeno nella faccia, il bronzo.

Per il sindaco il passaggio dalle figurine alle figuracce è automatico. Il materiale per una mostra delle sue figuracce è abbondante e non richiede curatori a pagamento. Il maggior collezionista al mondo di figurine si chiama Gianni Bellini, e questa mostra al Mata l’avrebbe fatta gratis, ma nessuno l’ha interpellato. A Muzzarelli non serve risparmiare. Meglio comprare, magari nel campo avversario … Il sindaco mente sui dati del turismo, sulle nomine, sui progetti, su tutto. Il Mata doveva essere uno spazio riservato alle grandi mostre. Dove sono? Forse la mostra di Zagaglia e questa delle figurine non si potevano fare alla Galleria Civica? Se di Beethoven, Muzzarelli non conosce Fidelio, almeno un pensiero del grande maestro farebbe bene ad ascoltarlo: “La vita è una diuturna battaglia, una triste battaglia, combattuta quasi sempre senza speranze e senza grandezze” “Amare la libertà sopra ogni cosa e se fosse pure per un trono non tradire mai la verità”.

Solo un’anima mediocre può sprecare i soldi dei cittadini, e pagare 20mila euro a Leo Turrini, un giornalista del Resto del Carlino, incaricato per un mestiere che non è il suo. E’ un giornalista. Non c’entra nulla con le curatele. C’entra invece con gli intenti poco nobili del sindaco. C’entra con l’idea che si possono “gratificare” i giornalisti e i loro giornali. Lo scandalo dei giornalisti ospiti della Regione per scopi di pura propaganda è recente. La Gazzetta ha pubblicato, caso raro, ma questa volta bisogna dargliene atto, in termini critici lo spreco scandaloso dei costi di questa mostra di figurine. Prima pagina ha ripreso la notizia, ma il Resto del Carlino, giornale per il quale lavora l’assurdo e strapagato Leo Turrini, non ha scritto una riga. Bravo Muzzarelli, bingo! 20mila euro per mettere in fila delle  figurine, è una cifra scandalosa. Corrispondono al guadagno di un professore di scuola superione in un anno e mezzo, e molto probabilmente allo stipendi di Leo Turrini per quasi un anno al Carlino. Questo regalo, se inquadrato in un tipo di mentalità che ha come obiettivo quello di “comprare” la stampa, è vergognoso.

Con quale animo il sindaco può rivolgersi ai pensionati al minimo; a chi non possiede una casa; a chi non riesce a curasi; a chi non può mangiare primo e secondo; a chi è costretto a vivere in pochi metri quadri in promiscuità; a chi per strapagare gli amministratori di Hera finisce al buio perché non riesce a pagare bollette sempre più care? Da un sondaggio telefonico Muzzarelli è risultato il sindaco più gradito in Regione. Certo. Se hanno telefonato a Massimo Bottura, Marco Miana, Emilio Mazzoli, Maria Carafoli, Giuliano Barbolini, Vanni Bulgarelli, Leo Turrini; e l’elenco dei beneficiati comunali potrebbe continuare, Muzzarelli è gradito più della befana. L’ufficio stampa del Comune, tace. Sono pagati apposta. Esaltano la libertà di stampa solo quando si genuflette al potere. Chi non lo fa rischia l’isolamento economico ed è escluso dai budget pubblicitari; poi aggiungono il discredito personale, e tutto quello che ha scritto il direttore di questo giornale. I cortigiani di Muzzarelli non si curano che del lorofottutissimo orticello. Mettono in conto al sindaco cifre strampalate e lui con i nostri soldi paga; poi tutti insieme vengono a fare discorsi sull’umanità malata. Sono loro l’umanità malata!  La corruzione e le raccomandazioni non gli stanno bene, ma quando si tratta dei loro privilegi, eh il discorso cambia. “Finché i musicisti non scendono dai taxi, finché i poeti servono ai tavoli, finché gli uomini migliori lavorano al soldo di quelli peggiori… la strada corre dritta verso l’apocalisse”.

Adriano Primo Baldi