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Avanza il degrado, come il nulla Social 

Avanza il degrado, come il nulla

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Se ci fosse ancora Sitta darebbe la colpa agli oscurantisti e ai frenatori che preferiscono il «buio» dell’immobilismo alla «luce» del progresso cementificatore. Parlerebbe con voce stentorea e col viso rosso, Sitta. Se ci fosse ancora Pighi darebbe la colpa al «contesto socio-politico», legato alle «difficoltà tra livelli di istituzioni», aggiunto alle «oggettive pressioni interne alla maggioranza, pur temperate da una opposizione spesso collaborativa». Parlerebbe per ore Pighi, appoggiato alla scrivania in legno del suo studio d’avvocato, ascoltando i consigli dell’(allora) sempre presente Malavolta. Parlerebbe ore senza dir nulla. Invece tocca a Muzzarelli spiegare l’eterno fallimento del «risorgimento urbanistico» di Modena. Tocca al sindaco, autoproclamatosi «uomo-forte» e per questo attorniatosi di una «giunta-debole» (inesistente tanto da non meritare neppure un rimpastino), al politico dalla «marcia in più», giustificare il continuo tradimento delle aspettative dei modenesi. Offrire un perchè alle promesse che le amministrazioni di centrosinistra che si sono succedute da 17 anni a questa parte non hanno mantenuto. Tocca a lui. E come decide di uscire dall’empasse il duca-Giancarlo? Riproponendo nel mensile del Comune lo stesso Piano lanciato nel lontano ‘99 (l’anno della morte, nel freddo di gennaio, quello della ‘Preghiera’, di De Andrè). Piano promesso e mai realizzato e riproposto tale e quale dalla giunta-Muzzarelli. Come dire: nulla è cambiato.

Come invitare i modenesi a crederci ancora. Nelle stesse promesse. Nelle stesse bugie. Una sorta di girone dantesco dove gli incubi si ripropongono tali e quali. Si spendono soldi in progetti e rendering avvincenti (come dimenticare quello del 2006 della metropolitana di Modena), si riempiono pagine di annunci, si organizzano convegni e si millanta condivisione. Tutto come sempre. Un eterno ritorno. Un eterno nulla di fatto. Il Nulla che avanza, come nella Storia infinita. E intanto? Intanto il degrado, quello vero, avanza. La città resta quella di sempre, sterpaglie e discariche si addensano sulla fascia ferroviaria nord. In attesa di un altro annuncio, l’ennesimo. Di un rilancio che profumi di nuovo. Perchè a Godot i modenesi, come tutti, vogliono continuare a credere. Sia esso un nuovo quartiere finalmente all’altezza di una Città normale, o un Ponte sullo Stretto all’altezza di un Paese normale. Un paese e una città dove le sbarre del treno si abbassano quando passa un Freccia Rossa (o anche Argento o oro o incenso e mirra). Un luogo dove non basta scacciare due mendicanti «molesti» per dimostrare di essere uomini-forti. Per raccontare senza un filo di vergogna che così, prendendosela con due barboni, si combatte il degrado.
Leo

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