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i fuochi d’artificio… Social 

i fuochi d’artificio…

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Non potevamo fare altro che ripubblicare

E poi ci sono i messaggi e le «sollecitazioni». Gli «avete esagerato» e i «non si fa così». I «c’è modo e modo», «se non l’aveste detto in questi termini avreste avuto ragione»… Ci sono gli sms vagamente minatori, quelli accoglienti, quelli leccapiedi e quelli mandati per via trasversale. Quelli del «poi non fate le vittime» e quelli del «ti vengo a prendere gli euro». Quelli del «ti scateno contro la macchina del fango» e quelli del «io e te abbiamo chiuso». Mandati da personaggi e personaggetti. Da istituzioni. Che fa ridere dirlo. Istituzioni… Da piazza Grande a Modena a viale Aldo Moro a Bologna. Quelli che «siamo amici dell’editore», quelli che «beh, Adriano Baldi ha una storia…» (sì, una storia maestra, ma va beh…), quelli del «Vezzelli lo pubblicate perchè si candiderà a sindaco. Come con la Maletti. Che siete nati per quello. Dispensatori di focacce». Quelli del «ma quel giornalista stava con Forza Italia», quelli dell’«Errenord è bellissimo». Quelli del «c’è di mezzo altro. So perchè lo fai».

C’è tutto questo, che nulla incide con l’addio al quale facevamo riferimento ieri, ma danno il quadro di quanto sia maltollerata dal potere una voce difforme. Un punto di vista diverso. Una fiammella (a volte ipocrita, strafottente, ingenua, a volte ubriaca, inutilmente autoreferenziale o chinata sulle proprie piccole-enormi vicende) di libertà.
Dà noia. Sì. Ma guardandosi indietro. Guardando alle cinque pile di giornali accatastate con cura, unico ordine in un un micromondo senza punti di riferimento, ne valeva la pena.
E bisogna dire grazie.
Ne valeva la pena raccontare dell’eterno sistema di potere catto-diocesano-margheritino-comunque amico dei Ds e di Muzzarelli guidato da Massimo Giusti e dalla sua Fondazione Crmo. Sua nel senso che Giusti ne parlava proprio in prima persona della Fondazione. «Io ti do…». Io… Quel Giusti che oggi, dopo 3 mandati, continua a comandare in Fondazione attraverso il vicepresidente Remo Mezzetti, attraverso Stefano Gobbi del Csi e attraverso Luca Barbari di Porta Aperta.
Ne valeva la pena raccontare del regno crollato all’improvviso di Maurizio Torreggiani, della sua Camera di Commercio e della Cna piena di buchi. Piena di nulla.
Ne valeva la pena raccontare delle contraddizioni di una Bper che aveva nel suo cda Erminio Spallanzani, un ometto che ha portato al fallimento un giornale e una tv avendo centinaia di migliaia di euro di contributi pubblici.
Ne valeva la pena raccontare di una Confindustria Modena che nel 2014 elesse a presidente Valter Caiumi, appena rinviato a giudizio per un presunto episodio di spionaggio industriale (da cui verrà assolto nel 2016, ma condannato per il reato di rivelazione di segreto industriale).

Ne valeva la pena descrivere delle conversioni repentine di Stefano Bonaccini (comandante che ha portato le truppe da Bersani al nemico Renzi, come fosse cosa normale), dei viaggi casa-lavoro (tutti pagati dalla Regione) dell’ex assessore regionale Giancarlo Muzzarelli, delle conferme ripetute di Domenico Livio Trombone in Carimonte, la stessa Carimonte che assegnava attraverso la Fondazione l’appalto da 60 milioni (poi divenuti 120) del Sant’Agostino alla Ccc.
Ne valeva la pena raccontare di Libera (nos a malo), degli incarichi dati alle amministrazioni Pd alla numero 2 di Ciotti Enza Rando e delle prodezze del senatore Pd Stefano Vaccari («giovanotto» per Giulio Burchi).
Ne valeva la pena sottolineare le piccolezze di una opposizione inesistente, piegata su se stessa, sulle proprie liti interne. Le guerre in Forza Italia tra Bertolini-Giovanardi-Samorì, le patetiche rappresaglie nei gruppi chiusi on line dei grillini, le espulsioni della Lega Nord e i vorrei-ma non posso di Sel.

Ne valeva la pena parlare di giornalisti pagati dalla Regione (anche con pranzi da Massimo Bottura), venduti perchè costretti a lavorare per organi di stampa e uffici stampa insieme, prezzolati per due fette di salame. Di una informazione che da servizio diventa mestiere funzionale a chi scrive. Di un odg ridicolo coi suoi corsi obbligatori e i suoi riti farlocchi.
Ne valeva la pena. Rifaremmo tutto. Con dignità, «senza plausi o fischi». Perchè i fuochi di artificio durano poco, ma quando brillano. Che spettacolo…
Giuseppe Leonelli

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