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Prima Pagina, saluto anch’io

 

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Prima Pagina, saluto anch’io
di Adriano Primo Baldi

Non sono che un ospite, ma comincio a salutare anch’io. C’è chi si è congedato dalla vita con un biglietto aggiungendo ai nomi delle persone care un semplice, grazie. Un grazie che comprende tutto. Almeno per ora, non mi congedo dalla vita, anche se per tutti alla fine accadrà anche questo. L’inquilino del piano superiore è un po’ strano: ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, e va bene, ma lui risorge. Noi, speriamo. Comincio a salutare Giuseppe Leonelli e i suoi ragazzi. Nessun addio: grazie e arrivederci. Io e lui partimmo malissimo. Poteva essere una rottura irrimediabile. Per qualcuno sarebbe stato meglio. Una rottura insanabile non si è verificata perché non ho voluto mettere in imbarazzo l’avvocato Gianpiero Paltrinieri che si era adoperato per farmi collaborare a Prima Pagina. Leonelli mi ricevette.

Ci accordammo su mia proposta per una collaborazione gratuita. Scrissi un articolo. Uscì tagliato in diverse parti. Telefonai: “Caro Leonelli, la nostra collaborazione appena iniziata, finisce qui. D’altra parte lei vende 2mila copie, mentre io ho 5mila indirizzi e-mail. I miei articoli li spedisco io e siamo contenti tutti” “Sì, ma lei ha scritto della roba impubblicabile” “Appunto”. Saluti dall’una e dall’altra parte. Sarà ben strana la vita. Dopo un anno da quell’iniziale episodio tutto cambiò. Non c’è stato un incontro, un fatto specifico, nulla. Io mandavo i miei scritti a Prima Pagina, come del resto a tutta la mia mailing list che comprendeva anche il Carlino e la Gazzetta. Qualcosa pubblicò il Carlino, mai nulla il nuovo corso della Gazzetta. Nemmeno con tagli in qua e in là.

Prima Pagina pubblicava a modo suo. Ricevevo molte e-mail e non mi curavo di come i giornali mi pubblicavano. In uno scritto criticai la Camera di Commercio e il suo ‘imperatore’ (Torreggiani) quando era saldamente in sella. Prima Pagina in quel caso non pubblicò nulla, nemmeno con i tagli. Telefonai a Leonelli per chiedere se le mie critiche alla Camera di Commercio erano il motivo della mancata pubblicazione giacché da lì gli arrivava la pubblicità al giornale. Mi rispose che il mio articolo lo aveva già in pagina per il giorno dopo, e che non era uscito prima perché lui era appena rientrato dalle ferie. Rimasi spiazzato. A pensar male, come scrisse Andreotti, ci si prende quasi sempre: non sempre. Il mio articolo uscì e mi sentii un verme per il modo sospettoso con il quale mi ero rivolto a Leonelli. In seguito qualche telefonata, poi sempre maggiori scambi d’opinioni. Naturalmente non potevo non pensare che per ogni articolo che pubblicava a mia firma, gli sarebbero arrivate telefonate di protesta. Infatti, riceveva commenti pieni di discredito nei miei confronti, racconti di mie malefatte, sollecitazioni a non pubblicare gli escrementi della mia penna, racconti manipolati che si riferivano ai tempi di quando mia moglie era assessore, e comunque calunnie, e come il solito, inviti: “Tu non dirlo ma è così”.

L’ufficio stampa ha un servo dell’amministrazione, e che quanto a maldicenza, ne produce una quantità tale che nemmeno il più moderno degli inceneritori riuscirebbe a smaltire.

Cominciò a sorprendermi come un ragazzo giovane, e con talento giornalistico, non si curasse del danno in termini di simpatie che gli procuravo con i miei articoli. In più non si curava nemmeno dello sviluppo della sua carriera con gli articoli che scriveva lui. Più di una volta gli ho detto (e nulla lasciava pensare che ciò avvenisse) che se un giorno Prima Pagina avesse chiuso, le sue capacità, e il ruolo ricoperto gli avrebbero aperto la strada in qualche giornale nazionale e a una carriera giornalistica di primo piano. Poteva però stare tranquillo che a Modena non gli avrebbero offerto nessun ruolo nell’ambito della stampa. Nemmeno al ciclostile. Troppi difetti: autonomo, intelligente, colto, sa scrivere, non ruffiana, nessun calcolo personale, nessuna presenza ai party che contano, evita gli incontri dove maggioranza e minoranza fingono contrasti che si risolvono di solito con accordi trasversali; nessun protagonismo dove gli interessi personali, finalizzati alla propria carriera, al proprio accumulo economico, si consolidano con strette di mano e inchini che raggiungono dall’una e dall’altra parte i novanta gradi.

Posizione questa dei novanta gradi che non si confà a Giuseppe Leonelli: ti guarda, ride di gusto alle battute, ti fa domande irriverenti, ti rinfaccia una contraddizione, ti critica per ciò che hai promesso e non mantenuto, si ricorda dei comportamenti politici ingiusti, delle battaglie ingannevoli. Non va bene. Leonelli ha ringraziato l’editore per avergli dato autonomia, e ha fatto bene. Nessuna protesta. Ha accettato con dignità la scelta della proprietà, che spero spontanea … Si sta adoperando in tutti i modi per salvare una voce libera. Il giornale, online, cartaceo, o in entrambi i modi, deve continuare. Il suo pensiero maggiore sono i suoi ragazzi. Vedremo se la città sarà disponibile, e non solo a parole, ad avere un giornale e una redazione. Di servitori piegati a novanta gradi, ce ne sono anche troppi. E’ invece un giornale che verrebbe a mancare.

Adriano Primo Baldi

 

Gabriele Morelli

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Social media Manager at GMComunicazione
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