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ONESTO E’ COLUI CHE CAMBIA IL PROPRIO PENSIERO PER ACCORDARLO ALLA VERITA’. DISONESTO E’ COLUI CHE CAMBIA LA VERITA’ PER ACCORDARLA AL PROPRIO PENSIERO
di Adriano Primo Baldi

Per Prima Pagina il sipario si è aperto cinque anni fa. Il copione c’era già. La voglia di metterlo in scena, aggiornato, non mancava. Un gruppo di giovani, e tra questi Giuseppe Leonelli che in seguito ne è diventato direttore, si mise al lavoro. Finanziati da Dino Piacentini, si presentarono con entusiasmo alla ribalta delle edicole. Il Resto del Carlino e la Gazzetta occupavano il mercato. Poiché le vendite dei quotidiani erano costantemente in calo, l’impresa per quei giovani era quasi impossibile. Ciononostante, si sono aperti un varco, e imposti come presenza giornalistica. Per gli ignoranti vendono poco. Invece, in cinque anni (un tempo irrisorio rispetto alla tradizione dei due quotidiani storici), facendo breccia tra le due testate, le vendite raggiunte sono da record.

Tutti i giovani della redazione si sentono protagonisti di uno strumento che parla alla gente. La passione in questi casi si salda agli ideali, li esalta nel lavoro e nel bisogno di cambiamento. Sprigiona una forza spontanea che alimenta le speranze, la voglia di denuncia puntigliosa di ogni sopruso da qualunque parte venga. La giovane età generalmente non calcola: “Mi conviene o non mi conviene”. E’ ricca d’ideali, e anche d’illusioni, certo. Ma almeno da ragazzi, almeno in quel periodo della vita, guardare il mondo con fiducia, vederne la bellezza, pensare a ciò che è giusto e a ciò a che non lo è, credere di poter superare egoistiche resistenze, adoperarsi per ridurre le differenze, guardarsi intorno, battersi per chi è più debole, per correggere, per migliorare; vuol dire vivere un sentimento autentico, e già questo è un privilegio. I valori si consolidano con l’impegno. Il pericolo per molti giovani è di restare vittime di compagnie devianti, della droga, di scorciatoie. La famiglia di chi lavora in una redazione può stare tranquilla. La droga di un ragazzo occupato in un giornale è la ricerca di verità, di pulizia: è il lavoro. Mi trovavo seduto davanti a Giuseppe Leonelli quando ancora non aveva annunciato alla redazione la chiusura del giornale. Sara Zuccoli si è affacciata per chiedere se c’erano novità. Leonelli, imbarazzato, si è limitato, cercando le parole, a dire che le notizie non erano buone. Nelle redazioni le porte sono aperte e le voci si sentono. In un attimo l’ufficio si è riempito. Alle parole del direttore, tutti, e lui stesso, deglutivano. Sara non c’è proprio riuscita a trattenere le lacrime. Da una settimana ho davanti agli occhi, assieme agli altri, la sua immagine. Poi, tra silenzi e domande titubanti, come a evitare con l’incertezza della domanda la temuta risposta, sono passati a interrogarsi sulle ipotesi possibili. Che fare? Già, che fare? Io non seguivo più. Rimasi seduto ma assente. Mi sono rivisto alla loro età. Ho pensato all’orgoglio dei loro genitori, sicuramente fieri di avere un figlio che lavora in un giornale. Perché, se fatto con onestà, è il più bel mestiere del mondo. Ho pensato alla festa e ai brindisi di quei politici che, liberati dal controllo di un giornale che non ha fatto sconti a nessuno, possono continuare indisturbati a ingannare i cittadini: economicamente, culturalmente, moralmente. Guardavo quei ragazzi dalla faccia pulita e pensavo a quanta sporcizia c’è in giro. Ho pensato alle facce di chi avrebbe brindato. Più in particolare mi appariva davanti agli occhi il bersaniano Stefano Bonaccini, presidente della Regione, che in un solo giorno è diventato, renziano. Pensavo agli ideali. A Bonaccini e agli ideali. Che dissonanza! Tradire la fiducia di una persona è grave (lo so), ma tradire in un partito la storia degli uomini con i quali si è schierati, e gli elettori che sostengono quegli uomini, è più grave. E non vale una presidenza.

Un proverbio arabo dice che: “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”. Prima Pagina non scompare. Come in tutte le recite, il sipario si apre e si chiude ogni sera. Lo spettacolo continua. Trova sempre come replicare. Il cigno si accascia, muore. Scende il sipario, tutta la compagnia si prende per mano, avanza unita verso il proscenio, e con un leggero e simultaneo inchino ringrazia il pubblico. La sera dopo si replica. A volte si cambia città, altre volte si cambia copione, ma tutti continuano nella propria parte: nelle case, nei quartieri, nelle aie, nelle redazioni, ovunque. Singolarmente o in gruppo, restano dei protagonisti. Per Prima Pagina sperano in una nuova redazione, forti di un’esperienza che li ha uniti nella passione per il lavoro. Qualche protagonista a volte cambia compagnia. E’ già successo. Ma quello che non cambia è la voglia di parlare alla gente, di dare elementi di riflessione, di emozionare, di far riflettere, di far emergere la verità, anche se è scomoda, anche se ha un costo personale.

E’ per questo che, come ha scritto il direttore Giuseppe Leonelli, la redazione può brindare assieme a chi ne anelava la scomparsa. Se mi accettano, mi unisco al brindisi. Prima Pagina è stata eccessiva nelle critiche? Può darsi. E’ forse intellettualmente onesto e democratico rispondere alle critiche mettendo la corda al collo a chi dissente per soffocarne il pensiero, togliendogli la pubblicità, che è l’ossigeno di ogni giornale, come ha fatto la Coop dell’ex presidente Mario Zucchelli? D’altra parte è passato dallo Psi al Pd per valutazioni politiche ideali, s’intende. Togliere la pubblicità era il primo passo, e forse non il solo, per soffocare Prima Pagina. Personalmente credo che anche altri si siano adoperati fornendo all’editore cianuro. Se è così, l’hanno fatto incuranti di quell’esigenza di trasparenza, correttezza e onestà che chiedono i cittadini.

Onestà e correttezza sono valori universali. Prima pagina li ha applicati. Loro no, loro volevano ucciderli. Per ora ci sono riusciti. Nulla è definitivo. Non so in quale modo, ma so che Giuseppe Leonelli e suoi ragazzi, rialzeranno il sipario con lo stesso inchino con il quale oggi, trattenendo le lacrime commossi dalle testimonianze delle solidarietà ricevute, riprenderanno il racconto di ciò che accade nella città che amano. E’ un cammino difficile e pieno di ostacoli, ma è quello che auguro a tutti di percorrere assieme ai propri figli, sulla scena immaginata, e nella vita.

Adriano Primo Baldi

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