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Rigenerazione urbana

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Pubblichiamo da Note Modenesi una intervista a Claudio Borsari realizzata da Laura Solieri.

Quali sono le principali differenze nei trasporti pubblici tra Italia e Inghilterra?
La distanza tra i due sistemi è siderale, quasi al punto da non renderli confrontabili. Il sistema inglese è fortemente privatizzato e in molti casi aperto alla concorrenza, sia tra diversi operatori che tra diversi modi di trasporto. Il sistema italiano invece è saldamente in mano pubblica nella quasi totalità delle sue parti, dalla pianificazione alle operazioni. Credo però che la differenza fondamentale sia che il sistema inglese genera un chiaro incentivo all’efficienza nelle operazioni e alla massimizzazione del numero di utenti, con tutto quello che ne consegue in termini di investimenti, pianificazione ed efficacia nell’operare il servizio. Questo incentivo in Italia è assente o scarsamente riconoscibile. Sembra ci si rassegni al fatto che il trasporto pubblico sia semplicemente una voce di spesa e non un investimento nello sviluppo del territorio.

Il miglior modo per contrastare il degrado resta quello di avere tante persone per strada, cosa per cui in molte strade di Modena semplicemente non c’è spazio.
Il modello ideale – sostiene Borsari – è un sistema di mobilità che renda l’auto privata semplicemente inutile, un peso per chi la possiede. In realtà, basta osservare i dati europei di possesso di automobili per abitante e si vede che questo è un obiettivo raggiungibile, più che un modello ideale. L’anomalia nel possesso e utilizzo dell’automobile è rappresentata dall’Italia. Sfortunatamente, Modena è quanto di più lontano ci sia da questo modello. La priorità resta il movimento delle automobili, l’urbanistica e la mobilità si muovono in modo scoordinato, con la seconda a tentare di inseguire la prima. Gli spazi per ciò che non è automobile sono in generale marginali. Questo ha un effetto negativo documentato, oltre che su ambiente e salute, anche sulla vitalità e la sicurezza dell’ambiente urbano.

E’ buona norma iniziare a sviluppare ciò che è già presente sul territorio. La ferrovia Modena – Sassuolo – Carpi con investimenti tutto sommato ridotti potrebbe essere convertita a sistema ferro-tranviario e diventare l’asse portante del sistema urbano principale della nostra provincia.
Intervenire su frequenze e tempi di percorrenza dei servizi extraurbani, rinunciando a un po’ di copertura territoriale per servire gli assi principali con servizi più frequenti e rapidi resi affidabili anche attraverso infrastrutture dedicate. Le migliorie a servizi e infrastrutture non sono però sufficienti, l’utente deve poter trovare una gamma di mezzi per coprire l’ultimo miglio, da infrastrutture ciclabili moderne a servizi su gomma passando per auto in condivsione, taxi e Uber, servizi minibus a chiamata e bike sharing. La pianificazione urbana deve essere coordinata sull’area vasta per spingere lo sviluppo urbano verso gli assi portanti del trasporto pubblico e intorno alle stazioni. Modena, ad esempio, ha un sistema di tangenziali ormai completo che sarebbe semplice utilizzare come barriera al traffico in entrata e uscita dalla città tramite parcheggi di interscambio con i servizi urbani ed extraurbani. E’ necessario un sistema facilmente accessibile per tutti gli utenti e di immediata leggibilità e utilizzo: mappe chiare del sistema, colonnine informative che descrivano le aree circostanti la fermata, addio a contante e biglietti cartacei in favore di pagamenti elettronici sul mezzo tramite smart card o direttamente con carta contactless per eliminare il problema della ricarica (io i trasporti a Londra li pago con la carta di credito), calcolo automatico delle tariffe, registrazione online delle carte di pagamento per ottenere facilmente informazioni sul loro utilizzo e applicazioni con informazioni sullo stato del servizio e di calcolo dei percorsi. Man mano che il sistema viene attivato, ridurre il numero di parcheggi nelle aree più accessibili: Copenaghen ha ottenuto risultati straordinari anche riducendo i parcheggi in centro città del 3% l’anno.

Il trasporto pubblico da “welfare per poveretti” a investimento di rigenerazione urbana

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