Inquinamento e ciclabilità

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Modena “festeggia” il nuovo anno con la deprecabile presenza nella classifica di Legambiente tra le 32 città italiane che hanno superato la soglia dei 35 giorni di sforamenti per le concentrazioni di polveri sottili superiori ai 50 microgrammi per metro cubo fissate dal decreto legislativo 155/2010 (l’O.M.S. suggerisce limiti più rigorosi ma questo è il livello al quale il rischio viene considerato accettabile). Contemporaneamente la nostra amministrazione presenta l’ambizioso progetto per rendere accessibili in bici tutti i plessi scolastici entro il… 2030! Programma decisamente poco ambizioso che evidenzia la scarsa sensibilità della Giunta comunale ai temi della mobilità dolce e della sicurezza stradale del cittadino.
Non ci sarebbe bisogno di attendere così a lungo, basterebbe incamminarsi sulla strada che come Movimento 5 Stelle abbiamo in più occasioni proposto. Incrementare gli spazi urbani con reali ‘zone 30’, di cui oggi Modena è carente (inoltre dove esistono manca il rispetto del vincolo e vi è carenza di adeguata segnalazione). Incentivare l’utilizzo di un trasporto pubblico efficiente, puntuale e sicuro, in modo che diventi un’opzione praticabile dal cittadino e non l’unica possibilità di chi non può permettersi un’automobile: questo richiede un cambio di visione, ad oggi decisamente auto-centrica, della mobilità urbana.
Riprogettare gli ingombri stradali partendo dallo spazio per i marciapiedi e per le piste ciclabili che oggi sono poco fruibili per una serie di motivi: non corretta manutenzione, spazi insufficienti, presenza di barriere architettoniche (e il Sindaco ne dovrebbe sapere qualcosa visto i suoi ultimi sopralluoghi), nonché per la mancata messa in sicurezza di diversi attraversamenti pedonali e le continue interruzioni. Emblematico il caso della ciclabile di Via Giardini inaugurata di recente: come si deduce dalla delibera di Giunta n. 9908 del 29/1/13, nelle intenzioni del progetto la nuova ciclabile avrebbe dovuto portare un incremento medio giornaliero di 529 utenti, i quali avrebbero dovuto abbandonare il mezzo a quattro ruote a favore della bicicletta e che secondo studi standard avrebbe portato un beneficio annuo in termini di risparmi sanitari di 731.000 euro e la riduzione di 248 kg. di PM10 e 1.156 tonnellate di CO2. In realtà finora abbiamo potuto solo constatare un consumo notevole di risorse pubbliche (646.000 euro), mentre – in attesa di avere finalmente i sensori per misurare in maniera attendibile i passaggi sulle due ruote – la percezione è quella di uno scarso utilizzo della pista, e dunque un elevato inquinamento dell’aria in zona. Forse alcuni suggerimenti emersi in fase di progettazione avrebbero dovuto essere recepiti.
Oggi molte piste ciclabili modenesi vengono utilizzate abusivamente come parcheggi auto, specialmente durante gli orari di ingresso e uscita delle scuole, in molte zone non esistono percorsi sicuri che consentano il raggiungimento degli istituti scolastici in bicicletta, e anche come pedoni spesso si rischia persino sugli attraversamenti pedonali. Sarebbe opportuno pensare, anche in via sperimentale, di chiudere al traffico auto le vie prospicienti ai plessi scolastici, così da rendere sicure, vivibili e piacevoli tali zone.
Dobbiamo avere il coraggio di proporre scelte politiche innovative senza attendere il 2030 perché la comunità modenese ha bisogno di respirare adesso. Facciamolo in maniera condivisa, insieme ai cittadini, senza barricate sugli schieramenti politici, ma acceleriamo gli interventi! Purtroppo dobbiamo segnalare gli ultimi allarmanti studi modenesi che legano l’inquinamento all’insorgenza di leucemie soprattutto in età infantile; inoltre tre anni fa lo IARC (International Agency for Research on Cancer) di Lione ha inserito l’aria della Pianura Padana tra i cancerogeni ufficialmente riconosciuti. Cos’altro deve accadere per intervenire?

Modena in MOvimento
MoVimento 5 Stelle Modena
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