Legge urbanistica, rischio speculazione

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Legge urbanistica, rischio speculazione
Il rischio concreto è quello di vedere ulteriori colate di cemento per accontentare la lobby dei costruttori. Una legge sbagliata che favorisce la speculazione
 
 Nella commissione consiliare di presentazione della nuova legge urbanistica regionale “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” si è assistito a uno spettacolo di tante belle parole su “consumo zero di territorio”, “riqualificazione dell’esistente”, ragionamenti su “miglioramento sismico e energetico degli edifici”. Quanto contenuto nella nuova legge regionale non corrisponde al vero. Il “3%” ovvero l’incremento massimo del 3% proclamato dalla Regione come drastica riduzione del territorio edificabile è in realtà aggiuntivo, e non limitativo, a quanto già previsto dai singoli piani regolatori comunali. Tali piani prevedono al loro interno delle espansioni di chilometri quadrati che sono tutte da confermare, e non necessariamente dovute. Il privato con la nuova disciplina avrà 3 anni +2 anni di tempo per mettere al sicuro invece tale previsioni come diritti acquisiti, senza passare attraverso i necessari strumenti urbanistici di tutela. Questa non è riqualificazione dell’esistente ma è pura speculazione urbanistica nei prossimi anni a venire che ci porterà ad avere altre case vuote sia nelle nuove costruzioni che nell’esistente, aumentando cosi il problema che ci troviamo ora, cioè tantissimi alloggi vuoti, che a Modena sono già più di 10mila, pari ad una fetta superiore al 10-12%circa del totale delle abitazioni presenti in città. 
IL TRUCCO DEL 3% Con il “3%” contenuto nella proposta di legge è in agguato una colata di cemento pari a 257 chilometri quadrati a livello regionale di nuovi possibili insediamenti residenziali e produttivi, sufficienti a costruire, partendo da zero, due nuove città grandi come Bologna. In una città come Modena, che ha già intravisto i rischi di consumo del territorio con l’espansione “Modena Futura” targata dall’ex assessore Daniele Sitta, la proposta di legge regionale potrebbe dare il via a nuovo consumo di suolo e a espansioni urbane. Le rigenerazioni urbane con la nuova legge regionale non avrebbero limiti né di volume edificabile, né di altezza, né di destinazioni. In sostanza si parla di una deregulation del settore urbanistico. Per esempio, un vecchio capannone che sorge a due metri dal confine di proprietà potrebbe essere sostituito da un palazzo di dieci piani, sempre alla stessa distanza di due metri.  Inoltre, con lo strumento dell’accordo operativo, nel territorio urbanizzato sarebbero aboliti gli standard regionali che da quarant’anni impongono per la residenza una dotazione di verde e servizi di almeno trenta metri quadrati per abitante.
COSA CHIEDE IL M5S La proposta di legge regionale è in sostanza modellata su un disegno che pone gli interessi dei privati in condizione di vantaggio nei confronti dei Comuni: vi è il forte rischio di assoggettare lo sviluppo e la trasformazione del territorio alle logiche e agli interessi della proprietà fondiaria, con licenza di indiscriminati addensamenti urbani. Per fermare il dispendio di suolo e qualificare il territorio, in particolare quello urbano, il MoVimento 5 Stelle Modena  invita dunque il Sindaco e la Giunta comunale a farsi promotori, nei confronti della Giunta regionale, di una richiesta di concreto e radicale ripensamento della proposta di legge prima della sua approvazione. È necessario inoltre ripensare alle politiche di programmazione edilizia e far diventare i Comuni attori principali, nel quadro di solidi riferimenti del piano territoriale regionale e dei piani di area vasta.
Modena in MOvimento
MoVimento 5 Stelle Modena