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Gioco d’azzardo, quanto costano le scommesse agli emiliani? News 

Gioco d’azzardo, quanto costano le scommesse agli emiliani?

sala giochi

Il divertimento si paga, a volte a caro prezzo. Portare avanti un passatempo richiede un dispendio energetico, monetario e temporale non indifferente, soprattutto quando diventa una passione. Ci sono però attività che si rilevano più costose di altre, per diversi motivi.

Il gioco d’azzardo costituisce la terza industria nel settore divertimento, potendo contare su un volume di gioco da 95 miliardi di euro (dati dell’intero 2016). Un passatempo diffuso, radicato nella tradizione del Paese ma in alcuni casi esagerato nelle richieste, almeno per chi non si sa controllare. Perché le scommesse possono costare caro, quando non si riesce a porre un limite.

I numeri citati in precedenza permettono di analizzare con chiarezza il momento del mercato italiano. I 95 miliardi di euro citati in precedenza sono del volume complessivo, ma buona parte del denaro viene restituito sotto forma di vincita. Ogni gioco ha una percentuale di restituzione differente, che può variare dal 65% circa di alcune AWP al 97% della maggior parte di slot machine online. In ogni caso la spesa effettiva dei giocatori italiani è stata 18,5 miliardi di euro, perché 76,5 sono tornati agli scommettitori più fortunati (o bravi). L’esborso medio per cittadino nel settore azzardo è quindi intorno ai 372 euro annui, circa un euro al giorno. Certo bisogna prendere con le pinze la statistica, perché pone sullo stesso piano il bambino di 5 anni ignaro dell’esistenza delle slot machine e il pokerista affermato, capace di spendere migliaia di euro in una sola sessione di cash game. Si parla di media chiaramente, e come tale va trattata. Anche perché i numeri variano da regione a regione.

I più spendaccioni in termini di scommesse sono i lombardi, con 420 euro di spesa pro capite. L’Abruzzo segue a ruota, appena un euro in meno, mentre a chiudere il podio è a sorpresa l’Emilia Romagna. La regione, con i suoi 393 € per abitante, è in grado di superare Lazio (378€) e Campania (373€) nonostante la minore densità di mini-casinò e centri scommesse intorno alle grandi città. Un risultato inaspettato per l’Emilia, in cui il contrasto alla ludopatia sembra essere più sentito rispetto ad altre zone d’Italia. Forse bisognerà aspettare gli effetti delle azioni pensate dai governi locali, intenzionati a garantire protezione ai cittadini che non riescono a contenersi. Si calcola che il 4% dei 16 milioni di italiani giocatori siano affetti da ludopatia, ma un ulteriore 16% si trova nella zona a rischio.

Per evitare che il limbo si trasformi in un ulteriore inferno e anche i più giovani prendano il vizio del gioco, l’Emilia Romagna sta adottando alcuni provvedimenti. Di recente è stato approvato il progetto di legge per vietare ai minori le ticket redemption, le mini-macchinette che danno giocattoli come premi. Può sembrare un tema superfluo nel panorama dell’azzardo, ma la speranza è evitare di diffondere nei bambini la cultura del gioco. Nel campo della prevenzione si è mosso bene il comune di Parma, che ha vinto un finanziamento regionale di 6.000 euro con un progetto di sensibilizzazione dei cittadini al problema del gioco d’azzardo patologico. Un piano che ben si sposa con i Livelli Essenziali di Assistenza introdotti di recente, pensati anche per chi ha qualche difficoltà nel valutare quanto peso dare all’azzardo. Un euro al giorno non sarebbe una spesa eccessiva, ma il rischio è osservare degli spropositi. Solo quando le scommesse saranno un divertimento sicuro anche per gli scommettitori gli enti locali potranno ritenersi soddisfatti.

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