La Fondazione Rockefeller finanzia i refettori botturiani, la presa per il culo dei poveri diventa mondiale.

Rockerfeller-Foundation

E così la presa per il culo dei poveri diventa mondiale.
Per la fondazione Rockefeller, una delle strutture più potenti, controverse e discusse al mondo, mezzo milione di dollari sono in pratica bruscolini, però sono utilissimi come investimento per avere altri fondi per raccogliere altre donazioni, per fare bella figura con poco e per foraggiare business miliardari.
Utilizzando i poveri. E chi altrimenti ? I poveri sono stati creati apposta e vengono continuamente alimentati in tutto il mondo, anche nei paesi più devastati come il Brasile, proprio per consentire a fondazioni, associazioni, personaggi che dovrebbero essere rinchiusi in qualche riserva ed invece occupano le prima pagine dei media, buonistii di professione, propagandisti di vocazione, cuochi alla Bottura, affaristi di ogni tipo per ergersi a paladini della lotta allo spreco alimentare, il tutto con poca spesa e molta resa.
Nel frattempo si continuano a distruggere con la tranquillità e la irresponsabilità di sempre i raccolti agricoli, le arance vengono mandate al macero, il latte versato nei pozzi neri,  supermercati e ristoranti continuano a buttare  i prodotti in scadenza, e quelli rimasti invenduti, però il refettorio botturiano raccoglie soldi e consensi, l’idea è talmente inutile sul piano pratico che piace, non è particolarmente impegnativa, anzi è molto facile organizzare attorno allo spreco di parole sulle spreco alimentare e la cucina degli avanzi un nuovo business, un nuovo modo per fare propaganda, per mettersi in mostra da parte di aziende alimentari e nuove dame di San Vincenzo.
Insomma i poveri servono e per essere veramente utili devono rimanere poveri, quindi nei loro confronti non devono essere fatti dei veri interventi strutturali ma soltanto piccoli e propagandistici interventi, quasi fossero degli eventi mondani per salottieri e parolai. Come a Modena ad esempio, non gli si dà da mangiare tutti i giorni e a tutti, seppur cucinando avanzi, ma solo al lunedi e solo a 60 poveri selezionati.
Non esageriamo,

Se a qualcuno interessa approfondire la storia della fondazione filantropica pubblichiamo di seguito, tratto da Informare per resistere alcune note utili per capire con chi abbiamo a che fare.
I giornaletti locali gastro-rock e per gli ammiratori delle gesta botturiane possono evitare la lettura.

Così scriveva Morris A. Bealle nel suo famoso libro “The Drug Story” (“La Storia della Droga”, 1949), «droga» essendo anche sinonimo di “farmaco” in inglese:
«È risaputo che Rockefeller ha creato e sviluppato il più vasto impero industriale e finanziario mai concepito da una mente umana, basato sui profitti del petrolio della Standard Oil. Uno dei suoi principali interessi è l’industria farmaceutica. I Rockefeller posseggono il più grande complesso di aziende farmaceutiche al mondo, e si servono di tutte le loro altre imprese per incrementare il consumo di farmaci. Il fatto che la maggior parte di questi siano nocivi non interessa il Trust della Droga». (Per gli Americani informati “Trust della Droga” è sinonimo di “Fondazione Rockefeller”).
Fu all’alba del nostro secolo che la “Fondazione” iniziò la sua attività «educatrice» in grande stile mediante la donazione di 300 milioni di dollari (di allora!!) con i quali, il capostipite della dinastia, John Davison Rockefeller, il mitico JDR, costituì il “General Education Board” (Consiglio Generale dell’Educazione), ossia nientemeno che il Ministero dell’Istruzione, a dirigere il quale piazzò se stesso. In tal modo questo geniale affarista, che aveva rinunciato a finire le classi elementari per iscriversi ad un corso di contabilità, si assunse l’arduo compito di educare la nazione americana, costituita per lo più da robusti e operosi emigranti, che egli riuscì a trasformare nel volgere di pochi decenni in una popolazione di ansiosi medico-dipendenti, farmaco-dipendenti e di tossico-dipendenti, che spandono il loro stile di vita comprese le nuove malattie, sopra il resto del mondo.

Lo storico Mullins

Morris Bealle non è stato l’unico storico ad occuparsi dei misfatti di Rockefeller. Prima di lui c’era stata, tra gli altri, Irda Tarbell, figlia di una delle tante vittime del «Grande Pirata», con la “Storia della Standard Oil” apparsa a puntate su “Mac Clure’s”, la più letta rivista canadese, e, di recente, li ha ricordati ancora il libro dello storico Eustace Mullins “Assassinio per iniezione: storia della cospirazione medica contro l’America” (1988) in cui si legge:
«Il “General Education Board” di Rockefeller ha speso più di 100 milioni di dollari per assicurarsi il controllo delle scuole mediche della nazione e trasformare i nostri medici in medici dediti all’allopatia, dediti alla chirurgia a tutto spiano e al massiccio consumo di medicinali chimici…»
«Abbiamo imparato la dolorosa lezione che i monopolisti rockefelliani esercitano il loro malefico potere quasi esclusivamente attraverso agenzie statali e federali (…). Si sa da anni che il 90% delle attività della FBI, creata come brigata anticrimine, consistono nel vessare ed isolare i dissidenti politici. I sindacati criminali stanno attualmente depredando la nazione americana di tre trilioni di dollari l’anno, di cui più di trecento miliardi di dollari annuali rappresentano le profittevoli rapine del Drug Trust e dei suoi sussidiari nell’apparato sanitario (…). L’America è diventata la più prospera e produttiva nazione del mondo grazie alla buona salute del proprio popolo. Quando il Sindacato Rockefeller cominciò a mettere le mani sulla Professione medica nel 1910, i nostri concittadini entrarono in una brutta fase di declino. Oggi soffriamo di un’infinità di malattie, sia mentali che fisiche, quasi tutte direttamente attribuibili alle attività del monopolio chimico-farmaceutico, il quale rappresenta la più grave minaccia per la nostra sopravvivenza come nazione».

Babbo Natale

Le «attività» a cui allude Mullins le aveva ben descritte Morris Bealle, che le investigò più a fondo di tutti gli altri. Allorché Rockefeller, per coprire la propria immagine di pirata senza scrupoli, decise di travestirsi da Babbo Natale e si mise a distribuire grosse somme di danaro a varie Università e Scuole di medicina, qualche fine osservatore notò che soltanto quegli Istituti medici che predicavano un continuo consumo di farmaci chimici come chiave della salute universale potevano sperare nella sua munificenza. Nessuna delle tante Università e Scuole mediche americane che insegnavano terapie altrettanto e di solito molto più efficaci ma esenti da farmaci sintetici, ricevette mai un solo centesimo dalla Fondazione Rockefeller. Chi intendeva beneficiarne non tardò a capire l’antifona: niente farmaci, niente donazioni.
Ma era stato necessario un grave fatto di sangue, un vero e proprio eccidio criminale, per persuadere JDR, che si era sempre vantato di infischiarsene dell’opinione altrui, a spingerlo ad assumere la maschera del benefattore, ricavandone poi un profitto che forse lui stesso non si sarebbe, in quelle proporzioni, mai aspettato.

Il massacro storico

È sotto i nome di “Massacro di Ludlow” che un tempo era noto l’incidente a cui ci siamo riferiti, e che dopo la dichiarazione del prof. Peter Singer al tribunale di Perugia, che se l’è bevuta d’un fiato, ci tocca rinverdire, dato che gli ingenti sforzi fatti per cancellarlo dalla memoria degli uomini, perfino attraverso l’acquisto dei libri di storia e d’intere enciclopedie, sembrano sul punto di essere coronati da successo.
Questi i fatti: il Sindacato dei minatori aveva chiesto paghe più alte e migliori condizioni di lavoro per gli addetti alla “Colorado Fuel & Iron Company”, una delle tante holding di Rockefeller. I minatori, per lo più immigrati dai più poveri Paesi europei, abitavano in baracche fornite dalla compagnia in cambio di un fitto esagerato e i loro salari (circa $ 1,68 al giorno) erano pagati in buoni utilizzabili solamente in negozi della compagnia che praticavano prezzi esosi. La scuola frequentata dai figli dei minatori era anch’essa proprietà della holding, e dalla biblioteca scolastica erano bandite le opere che i Rockefeller, padre e figlio, rigidi protestanti della setta Battista, consideravano «sovversive», come, ad esempio, “L’origine della specie” di Darwin. La Compagnia spendeva oltre 20 mila dollari l’anno per mantenere un numero di guardiani e spie sufficiente a salvaguardare il campo dei minatori dalla contaminazione del sindacalismo.
JDR figlio, che dirigeva la compagnia del Colorado e il Reverendo Battista Frederick T. Gates, direttore della Fondazione Rockefeller nonché portaborse e sicario numero uno del padre, rifiutarono perfino di trattare. Sfrattarono gli scioperanti dalle loro baracche, assunsero tramite l’agenzia di detectives Baldwin Felts un migliaio di crumiri e convinsero il governatore Ammons a dar loro manforte nel soffocare lo sciopero. Ne risultò una vera e propria azione bellica. Guardiani, minatori, le loro donne e bambini, che dal giorno dello sfratto campeggiavano in tende, vennero massacrati senza pietà, finché il governatore, spaventato, invocò l’aiuto del presidente Wilson che, mediante l’invio di truppe federali, finì con lo schiacciare lo sciopero.
Questo il resoconto del “New York Times” del 21 aprile 1914: «Una battaglia di 14 ore tra scioperanti e membri della Guardia Nazionale del Colorado nel distretto di Ludlow è culminata oggi con l’uccisione di Luis Tikas, capo degli scioperanti greci e con la distruzione della tendopoli di Ludlow, che è finita carbonizzata». L’indomani il “New York Times” precisava: «Quarantacinque morti, tra cui 32 donne e bambini, una ventina di dispersi e altrettanti feriti è il bilancio della battaglia di 14 ore tra truppe statali e scioperanti nella proprietà della “Colorado Fuel & Iron Company”, una holding di Rockefeller”. Il campo di Ludlow è una massa di macerie carbonizzate che nascondono una vicenda di orrori che non ha l’eguale nella storia della lotta industriale. Nelle trincee che si erano scavate per proteggersi dalle pallottole, donne e bambini sono morti come topi in trappola, uccisi dalle fiamme. Una trincea scoperta questo pomeriggio conteneva i corpi di dieci bambini e due donne».

«L’uomo più odiato»

Già prima di questa vicenda, la stampa aveva definito Rockefeller «l’uomo più odiato d’America». Lui se ne infischiava. Ma l’indignazione universale che suscitò quel massacro fu tale che spinse il nostro ad invocare l’aiuto del più famoso agente di relazioni pubbliche degli USA: Ivy Lee.
Quando costui apprese che la “Fondazione Rockefeller” aveva in cassa 100 milioni di dollari di cui non sapeva cosa fare, propose di donare grosse somme -mai meno di un milione di dollari alla volta- a note Università, Ospedali, Chiese ed altre istituzioni «meritevoli». La proposta fu accettata. Così anche i milioni. E questi fruttarono a Rockefeller titoloni su tutte le prime pagine del mondo, in ottemperanza ad una massima vigente in ogni redazione dell’epoca secondo la quale un milione di dollari fa sempre notizia.
Negli anni che seguirono, non solo i più rinomati pennivendoli d’America e d’Oltremare, ma giornali interi vennero acquistati da Rockefeller, che scopriva che gli intellettuali erano il migliore investimento di tutti, e anche il più economico.

Come nasce la censura

Anche il più indipendente direttore di giornale dipende dalle agenzie di stampa per le notizie da pubblicare e non ha alcuna ragione di sospettare che in uno solo dei tanti argomenti trattati le agenzie forniscano informazioni tendenziose e sistematicamente truccate come nel campo della scienza medica. Eppure è ciò che accade regolarmente. Il Bealle fu il primo a capirlo, e capirne anche il perché e il percome.
Alla fine degli anni ’40, quando iniziò la sua attività investigativa, Bealle scoprì che uno dei direttori della Fondazione Rockefeller era anche membro del direttorato della “Associated Press”, una delle tre agenzie di stampa USA i cui comunicati sono giudicati molto attendibili nel mondo intero. Chi era costui? Nientemeno che Arthur Hays Sulzberger, comproprietario e direttore del “New York Times” e come tale uno dei più influenti dirigenti della “Associated Press”.
Così non ebbe difficoltà a persuadere gli incaricati scientifici di tutte le agenzie di stampa che sarebbe stato pericoloso e irresponsabile accordare piena libertà di opinione a chiunque in materia di medicina e che, pertanto, tutte le notizie concernenti il settore medico avrebbero dovuto essere vagliate da un «esperto» prima di poter essere divulgate e pubblicate. E chi avrebbe fornito codesti «esperti»? Naturalmente la “Fondazione Rockefeller”, bontà sua, in quanto portavoce del massimo complesso medico-farmaceutico al mondo.
Fu allora che cominciarono ad apparire, spesso simultaneamente su tutta la stampa mondiale, notizie di nuove scoperte mediche, nuove terapie, nuovi vaccini, nuovi sieri, nuovi «farmaci miracolosi», per rimpiazzare quelli di cui non si riusciva più a nascondere l’inefficacia o il danno e destinati a scomparire a loro volta per far posto ad altri che venivano descritti «meno dannosi e più efficaci», singolare sovvertimento dei termini e della verità.

Cosa centra il prof. Singer?

Stiamo forse divagando? Per nulla. Negli anni ’60 si era universalmente stabilita, incontrovertibilmente, attraverso la tragedia del Talidomide e le migliaia di tragedie simili che seguirono nel corso di pochissimi anni, la prova scientifica e matematicamente dimostrabile che gli esperimenti sugli animali non sono in grado di impedire errori e catastrofi mediche e che, anzi, tali prove sugli animali, possono solo garantirne la ripetizione. Difatti le nascite focomeliche, che avrebbero dovuto essere del tutto scongiurate grazie agli incrementati esperimenti sugli animali, in grado, si asseriva, di prevenire gli eventuali danni dei nuovi farmaci, non solo non diminuirono ma continuarono a crescere in misura allarmante, mettendo in dubbio la validità di tutta l’impostazione della ricerca medica.
La “Fondazione Rockefeller” capì allora che occorreva escogitare qualcosa di completamente nuovo e radicalmente diverso per poter proseguire sulla strada lucrosa di sempre, evitando che troppa gente protestasse e senza che la popolazione, abbagliata dalle prodigiose conquiste della tecnica e dell’elettronica, si avvedesse dell’inganno e dello sfruttamento continuo cui era soggetta nel campo della biologia, ossia della salute che non è basata sulla matematica, ma sul vitalismo animato individuale.
Le tragedie dovute alle prove sugli animali mettevano seriamente in dubbio le capacità intellettive dei dirigenti della ricerca medica, e ciò a livello mondiale. Intanto erano sorti nuovi interessi da sviluppare e sfruttare, tra cui quelli dell’ingegneria genetica, dei trapianti, della eutanasia e della sperimentazione sui feti umani, che suscitano sconcerto e dissensi diffusi, tanto che anche il Vaticano è pesantemente intervenuto sulla questione.

Nasce la bioetica

Fu per questo che gli «intellettuali», la categoria che già tanto aveva fatto per il vecchio Rockefeller, escogitarono addirittura una nuova disciplina filosofica, che venne battezzata con un nome dal suono scientifico «Bioetica». Il principio era che si poteva benissimo continuare a studiare l’attuale «biologia», più le altre discipline che stavano nascendo e che pertanto andavano sviluppate e sfruttate a dovere, basandosi inizialmente sulla sperimentazione animale, poi introducendovi come nuovissimo intingolo, considerazioni etiche per le quali occorreva un volenteroso e credibile presentatore. In conclusione, che per amore di brevità riduciamo ai minimi termini che possono apparire semplicistici, ma che rappresentano l’essenza della bioetica utilitaristica: «Qualsiasi misura e tipo di sopruso o crudeltà, non solo verso gli animali ma anche verso esseri umani è «eticamente» gustificabile, dunque lecita, se i vantaggi che ne derivano, o promettono di derivarne, anche solo teoricamente in tempi indefiniti, superano i danni e le sofferenze che causano, se il numero di individui che potrebbero beneficiarne supera il numero delle vittime sacrificali».
Orbene noi concediamo a chiunque il diritto di mantenere ed esporre opinioni e teorie filosofiche di qualsiasi tipo; ma questo diritto impone loro anche l’obbligo di farlo onestamente, con completezza, e ciò non è il caso del prof. Singer, che presenta le sue zoppicanti teorie in una luce falsa, nascondendo deliberatamente, da più di vent’anni, sacrosante verità.
Grazie alla potenza della “Fondazione Rockefeller”, la sua immagine è stata imposta all’opinione pubblica mondiale come quella del primario paladino degli animali, come recita il titolo del libro con cui è stata stabilita la sua fama; ruolo che gli assicura il rispetto e l’ascolto degli animalisti di tutto il mondo. I quali, di conseguenza, gli credono quando afferma che alcuni esperimenti sono irrinunciabili per il bene dell’umanità, dunque sono utili, ergo andrebbero aumentati, come difatti la “Fondazione Rockefeller” desidera.
La disonestà del Singer consiste nel tacere sistematicamente ai suoi lettori ciò che altri da un quarto di secolo gli chiedono di far sapere: che esiste un gran numero di medici e scienziati di parere diametralmente opposto che negano ogni valore scientifico ai risultati ottenuti, non solo perché si tratta di animali ma ancor più proprio perché si tratta di sperimentazione: la quale presuppone che vengano inflitti artificiosamente morbi e danni che non possono essere identici a quelli che sorgono spontaneamente nell’individuo.
Noi pensiamo che il personaggio Singer, con tutta la sua teoria «bioetica» siano stati «inventati» a bella posta dai ben pagati teorici della “Fondazione Rockefeller” per poter proclamare nei grandi dibattiti, anche a livello parlamentare: «persino il Peter Singer, riconosciuto come il massimo zoofilo al mondo, non è in grado di negare che la sperimentazione animale, lungi dall’essere un semplice alibi per coprire i danni di una metodologia errata, è indispensabile per proteggere la salute umana, evitare l’invecchiamento, prolungare la vita e chissà… forse, un giorno, assicurare la vita eterna».

«Problemi più gravi»

Naturalmente il prof. Singer si occupa anche e soprattutto di problemi «ben più gravi» di quelli che interessano gli animali, però tutti i problemi di cui si occupa interessano la continuata prosperità della “Fondazione Rockefeller” e della «Medicina», nuova religione. Recentemente, dopo aver proposto di utilizzare, per gli esperimenti su animali, i cani randagi presi al laccio dagli accalappiacani comunali («tanto non soffriranno di più negli esperimenti che quando vengono gassati nel canile comunale», ha affermato il Singer in un articolo sulla rivista universitaria australiana “Uniken”), egli ha pontificato anche sulla liceità delle sperimentazioni su feti umani, che sarebbero «etiche» durante i primi tre mesi di vita perché fino a quell’età, così ha deciso il Professore, il feto non avverte alcun dolore.

Lezione americana

Non hanno tardato molto le organizzazioni mediche di altri paesi industrializzati ad imparare dalle lezioni del Professore della “Fondazione Rockefeller”. Riferisce il Bealle, nella opera citata, di alcuni casi in cui i professionisti della beneficenza riescono a sfruttare «a loro vantaggio» da una parte il buon cuore e la ingenuità delle genti, dall’altra il costante terrore che gli uomini provano di fronte alla sofferenza e alla morte.
Già nel ’30 esistevano negli Stati Uniti «Enti Morali senza scopo di lucro» (alla Garattini) che raccoglievano fondi per «studiare» e «sconfiggere» ogni male conosciuto sulla terra: artrite, reumatismi, malattie mentali, vista, psicoanalisi, poliomielite, sclerosi multipla, malattie tropicali, epilessia (tre tipi diversi), diabete, tubercolosi, il comune raffreddore, paraplegia, sordità, paralisi celebrale, malattie circolatorie e cardiache, senza parlare del solito cancro.
Riferisce il Bealle come nel periodo natalizio del ’31 Harry Hopkins, amico e stretto collaboratore del Presidente Roosevelt, si mise a raccogliere fondi per la “Associazione contro la Tubercolosi” di New York. Nel comitato era stato incluso anche il nome del dottor Louis I. Harris, commissario sanitario della città di New York. Un bel giorno quest’ultimo ebbe la «cattiva» idea di controllare i conteggi finali e vi riuscì nonostante l’opposizione del potente Harry Hopkins. Il risultato fu una lettera dell’Harris al “New York Times” che la pubblicò l’8 giugno del ’32: «Per quanto io abbia potuto rilevare durante molti anni di contatto intimo, solo un’infima frazione dei molti milioni di dollari che la “Associazione contro la Tubercolosi” di New York ha raccolto nel corso dell’ultima decade e mezza è stata spesa per provvedere alla diagnosi, trattamento medico, cure sanitarie e ospedaliere o altre necessità dei malati o delle loro famiglie. Infatti io sono sicuro che neanche un soldo viene usato per aiutare i tubercolotici».
A questa lettera il Bealle fa seguire il drammatico appello diramato l’anno prima da Harry Hopkins (15 dicembre ’31), titolato “Salva una vita!” e redatto in finta veste telegrafica: «Disperata necessità arginare tubercolosi in periodo depressione finanziaria stop allarmante diminuzione entrate per nostra lotta in periodo natalizio stop cedimento ora significa rinuncia vantaggi acquisiti con anni di dura lotta e perdite di vite umane stop contributi grossi o piccoli di grande aiuto stop emettere assegni a Thomas Lamont tesoriere tre ottantasei Quarta Avenue».
Questo Thomas Lamont, c’informa il Bealle, altri non era che il socio del grande banchiere Morgan, principale rivale di Rockefeller nello sfruttamento della nazione americana, e il cui impero bancario ed editoriale finì in bocca al Grande Pirata quando Morgan morì.
Comunque la succitata lettera del dr. Louis Harris, apparsa sul “Times”, non deve essere stata letta e ricordata da molti newyorchesi se ancora nel ’56 la medesima Associazione riuscì a rastrellare altri 26.310.385 dollari col suo solito appello natalizio.

Italia oggi

Già nel nostro rapporto “I falsari della scienza” (1980) abbiamo mostrato con quanta verve i capitani dell’industria italiani, geniali apprendisti, ispirandosi ai modelli americani lanciarono la loro raccolta di fondi per la «lotta al cancro». Ci si è dovuto prestare anche il povero, si fa per dire, Angelo Rizzoli, con tutto il suo «impero» editoriale, con i relativi «messaggi natalizi» menzionati nel nostro “I falsari della scienza”, mentre era schiavo della Montedison: dopo essere stato costretto a sopprimere “Imperatrice nuda” e prima di finire per ben due volte in carcere.
Circa un anno fa cominciammo ad udire dalle radio italiane un appello ripetitivo che annunciava in toni drammatici: «È stata scoperta la causa della distrofia muscolare! Ora si deve trovare la cura!» (ci sembra di ricordare che l’appello precedente riguardava la «sclerosi multipla», ma non lo giuriamo).
Sapevamo che la causa della distrofia muscolare non era stata affatto trovata, e certamente non lo sarà mai se la ricerca persevererà sulla strada errata. Ma potevamo immaginarci quale sarebbe stato il seguito di un simile annuncio.
Per brevità, proprio nel periodo post-tangentopoli e prenatalizio del dicembre ’93, venivamo informati che lo spettacolo di beneficenza organizzato dalla RAI/TV con la partecipazione della bella, e pensiamo innocente, Alba Parietti per studiare la «distrofia muscolare», ha raccolto tra i generosi telespettatori italiani la bellezza di 19 miliardi e mezzo…

http://www.informarexresistere.fr/2012/08/09/che-cosa-e-la-fondazione-rockefeller/

http://aurora.altervista.org/29approfondimento.htm