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L’ultimo agitprop News 

L’ultimo agitprop

Da quando è stato eletto da una minoranze di cittadini, seppur in modo pienamente legittimo, lo sceriffo ha fatto di tutto per evitare di essere considerato il sindaco della città.  E’ fuori tempo e fuori dalla storia. E’ diventato renziano per opportunismo politico, non si sa mai che dopo l’esperienza fallimentare come sindaco di una parte della città non ci scappi un posto in parlamento, ma la sua vera natura e quella del Dipartimento per l’agitazione e la propaganda, organo del comitato centrale del Partito comunista dell’Unione sovietica.
In questi primi anni di amministrazione ha collezionato una serie impressionante di brutte figure sia sul piano istituzionale che personale da stabilire un record. Appena insediato ha affittato i locali vuoti della ex Manifattura dagli stessi che gli avevano finanziato la campagna elettorale creando subito il primo fallimento, quella mostra intitolata “il manichino della storia” decisa da quattro amici all’osteria, pagata una follia per ottenere un flop.
Non contento ha dato incarichi diretti per organizzare “i Giardini del gusto” altra iniziativa a cui non è andato nessuno ma che ha fatto guadagnare qualche ex di Modena Attiva ritornato nei ranghi della omologazione.  Ha pestato i piedi e sbattuto i pugni sul tavolo, urlato ai giornalisti che non dovevano parlare troppo del degrado, dei furti e dello spaccio perchè era la percezione dei cittadini ad esser sbagliata. Ha sbagliato ogni iniziativa culturale intrapresa, coinvolgendo in penose figuracce anche il suo vice, il non assessore Cavazza, con la mostra delle figurine, anche questa pagata una follia, per allestire sempre al Mata delle figurine già di proprietà del Comune conservate a 1 Km di distanza.
Non voglio dilungarmi oltre nel raccontare le gesta del nostro mezzo sindaco, mezzo perchè si è rivolto sempre e soltanto ad una parte della città. Mi preme richiamare l’attenzione sull’ultima impresa che rivela in pieno la sua personalità da agitatore politico e da propagandista più che di personaggio istituzionale, la condivisione sulla sua pagina Facebook di un post scritto con la vanga da uno dei peggiori fan di Vasco, un tifoso adorante per il quale il fenomeno di Zocca, che a 12 anni ha vinto una manifestazione canora indetta dalla Società del Sandrone, meriterebbe la santificazione in vita, l’obbligo a studiare le sue canzoni in tutte le scuole elementari d’Italia, Svizzera italiana compresa, come fossero poesie.
E’ un anno che sui social i cittadini modenesi discutono dell’iniziativa, hanno formulato critiche ma anche proposte alternative, chiesto garanzie e ottenuto come risposta soltanto un “Dovete avere pazienza”
Un sindaco non può schierarsi con una parte della città, contro l’altra, condividendo sulla sua pagina istituzionale un post scritto da un esaltato, post poi ripreso e pubblicato dal gazzettino gastro-rock gemellato con l’ufficio stampa.
Un sindaco non può dire che chi non è interessato al concerto cosmico può anche andare o rimanere fuori città.
A me non interessa che un disturbato sul piano del comportamento abbia scritto un post volgare, becero,  buzzurro, cafone, ignorante e maleducato, in cui dichiara di trovare erotico il palco in cui Vasco si esibirà offendendo tutti i modenesi che non si auto erotizzano ad ogni canzone di Vasco.
Ognuno rimane libero di farsi del male come meglio crede. C’è un limite però che va rispettato, quello di non procurare danni e disagi agli altri.
Tra Vasco e i suoi fan c’è un rapporto speculare, lui trae ispirazione da loro e loro si identificano e si proiettano in lui.
Non mi interessa però parlare di questo anche se potrebbe essere interessante approfondire gli aspetti patologici di una comunicazione e di un lessico ridotto al minimo.
Mi interessa e mi disturba molto come cittadino che il sindaco lo abbia condiviso sulla sua pagina istituzionale, togliendo in questo modo a tutti ogni dubbio.
Non è il sindaco della città.

Gabriele Morelli

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Social media Manager at GMComunicazione
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