Voscorossismo, Berlusconismo, Renzismo ….. basta!

Il termine fan non mi è mai piaciuto, nemmeno il termine tifoso, nemmeno ammiratore, seguace, simpatizzante.
Apprezzo e mi piacciono alcuni concetti, opere d’arte, disegni, composizioni musicali, canzoni, poesie, ma distinguo sempre il prodotto dell’ingegno dalla persone che lo ha realizzato. A volte tra le due cose c’è sintonia, altre volte no.
Pollock, Joyce, Caravaggio insieme a tantissimi altri, per fare qualche esempio fino ad arrivare alle rockstar di fama mondiale, alcuni scomparsi per usi e abusi di droghe di tutti i tipi, sono indicativi di quanto da sempre le opere vengono considerate separatamente da chi le realizza.
Perchè allora in altri casi si diventa fan, tifosi, seguaci, ammiratori forse più della persona che delle sue realizzazioni artistiche ?
Il mio amico Freak Antoni, che purtroppo da qualche anno ci ha lasciato, leader degli Skiantos e inventore del rock demenziale, per molti aspetti un genio e autore di pillole di saggezza come  “Fai bene ad andartene. Anch’io, se potessi, mi lascerei” che per 35 anni consecutivi ha coltivato il totale insuccesso artistico,  diceva che in Italia c’erano due persone insopportabili, Berlusconi e Vasco Rossi, che però ognuno nel loro ambito nonostante tutto continuavano ad avere successo. Non ha fatto in tempo a conoscere Matteo Renzi altrimenti per lui il duo sarebbe diventato un terzetto.
Penso che qualcuno diventi fan di qualcun’altro per un processo di identificazione e proiezione, ci si riconosce cioè in quella persona perchè si pensa che in un qualche modo ci rappresenti, sappia capirci, raccontare qualcosa di noi che riconosciamo come nostro.
I fan di Vasco Rossi ad esempio, indipendentemente dall’età perchè alcuni sono suoi coetanei e quindi hanno oltre  60 anni, il folto gruppo è rappresentato dai quarantenni e una parte minore dai ventenni odierni, che normalmente forse sono anche delle persone normali con un lavoro, una famiglia, nei momenti del concerto si trasformano in pellegrini devoti e partono da ogni dove, si mettono la bandana, indossano lo zaino, mangiano panini e bevono di tutto per seguire il rocker che a qual punto diventa altro, più grande, più alto, più bello, un saggio, un filosofo, un maestro.
Indipendentemente dalla bravura, alcune persone hanno evidentemente una capacità particolare di osservare gli altri, cogliere qualche aspettativa che questi vogliono sentirsi confermare e dirgliela, raccontargliela, cantargliela. Non solo, ma anche di convincerli che stanno dicendo qualcosa ad ognuno di loro, pensato proprio per ognuno di loro.
Questo accade con le canzoni, con le promesse dei politici, con le disquisizioni spesso inutili dei filosofi, soprattutto quelli chiamati nelle sagre di paese a parlare a persone che nulla sanno e ben poco capiscono di quanto viene loro detto nella lectio magistralis.
Vasco ha fatto 6/7 belle canzoni, fino ad un certo punto della sua carriera ha detto effettivamente qualcosa di nuovo, ma per il resto ha amministrato e somministrato canzonette, oltretutto anche conformistiche seppur alimentate da una trasgressione più ostentata che reale.
I fans però non stanno a fare troppe riflessioni, loro sono fedeli e continuamente e abilmente fidelizzati.
I fenomeni di massa contengono sempre qualche elemento di mediocrità, così come la cultura di massa contiene sempre qualche elemento di non cultura. La trasgressione non può mai essere omologata altrimenti si crea un conflitto, un corto circuito, un non senso.
Ha importanza ? Assolutamente no.
Il concerto cosmico di Modena, epocale come è stato definito anche da chi fino all’altro giorno ha ascoltato soltanto Pupo, per i fan e purtroppo anche per Muzzarelli è già entrato nella storia prima ancora di svolgersi e non per il numero dei fan paganti, un record da zampone più grande del mondo, ma per atto di fede.
E’ già la Woodstock che mancava a Modena, non ha nessuna importanza che all’estero Vasco Rossi non significhi nulla, che non sia nemmeno lontanamente paragonabile alle grandi rockstar internazionali, per i fans tutto è già stato superato addirittura prima di compiersi.
Se dai fans tutto può in un qualche modo essere accettabile, anche la trasformazione di Vasco in una specie di rocker nazional – popolare, quasi un Nino D’Angelo condiviso tra Modena e Bologna che canta con uno strano accento da confine tra le due province, che alla fine ha consumato la sua vita spericolata tra Zocca e San Lazzaro di Savena, non è accettabile che il sindaco di una parte soltanto della città accompagni la giunta comunale al completo a fare la riverenza per un selfie-spot politico. E’ pur vero che Modena è una città che tra un conformismo e l’altro, un pensiero unico e l’altro pure, in un qualche modo esprime  anche una certa trasgressione che sotto la Ghirlandina si chiama deroga. Si costruisce in deroga, si devasta un parco storico come il parco delle rimembranze, si devasta un’area ambientale per la pista di Marzaglia, si costruisce il Novi Park coperto con una arckeo-patacca, si realizzano persino piste ciclabili in deroga ai regolamenti, si cede il suolo pubblico a Modena Parcheggi e si lascia il marketing del centro storico in mano a Modenamoremio.
Siamo o non siamo trasgressivi ? Anche vascorossiani, berlusconiani e renziani. La città delle eccellenze.