Vuoti a rendere

Ri-pubblichiamo un testo di  che ci sembra interessante per i ri-progetti di ri-uso che vogliamo condividere, far nascere e sostenere a Modena.
Siamo interessanti ad un lavoro di ricerca, condivisione di conoscenze, cerchiamo collaborazioni per provare ad andare oltre le fotografie di residenze private mentre milioni di metri cubi di edifici industriali e di patrimonio pubblicano sono in attesa di progetti e movimenti di idee per il ri-uso.

La città post-industriale ed i profondi mutamenti nell’organizzazione sociale ed economica del nostro paese hanno lasciato un territorio denso di architetture abbandonate: grandi contenitori urbani, come le ex aree industriali del secondo novecento ormai dismesse, ma anche spazi più minuti, frammenti nel tessuto urbano, dimenticati e lasciati alla deriva.

Si tratta di spazi in attesa di una nuova identità, di un nuovo nome, luoghi spesso contesi e stretti tra la complessità dei processi decisionali delle amministrazioni pubbliche e la rigidità degli strumenti urbanistici, e le attese speculative del mercato. Le città italiane sono ricche di queste risorse sottratte alla collettività. Beni urbani tangibili, visibili, ingombranti. Talmente ingombranti da essere un costo per l’amministrazione pubblica che nella maggior parte dei casi cerca di liberarsene in fretta, elaborando complicati – ed improbabili – piani di valorizzazione e vendita; ingombranti per gli operatori privati, sempre più restii all’investimento in un mercato oramai saturo di offerta immobiliare.

Eppure, sono così ingombranti da saltare rapidamente agli occhi dei cittadini attivi come l’unica risorsa lì pronta, a disposizione di tutti, da cui ripartire. Sono sempre più comuni e diffuse infatti pratiche auto-organizzate e spontanee di riuso del patrimonio urbano, per cui uno spazio aperto, un edificio, anche solo un tetto, possono funzionare da catalizzatori di interessi, aspirazioni, progetti, contribuendo ad aggregare comunità eterogenee di nuovi utilizzatori, di cittadini.

Esperienze di riuso e cura degli spazi e degli edifici

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”, spiega Italo Calvino ne Le città Invisibili, ed in effetti al deserto di politiche urbane ed investimenti si oppone un nuovo modello di forma urbana, resiliente, dinamica ed imprevedibile. Nascono così case del quartiere, orti di comunità sui tetti, spazi per co-working, sartorie sociali, collettivi artistici, progetti culturali, residenze temporanee…