PAVAROTTI SBOLOGNATO A MODENA

LUCIANO PAVAROTTI SBOLOGNATO A MODENA  

di Adriano Primo Baldi                                                                                                                           

Luciano Pavarotti sarà qui prima del 12 ottobre. L’amministrazione comunale ne ha da qualche tempo annunciato l’arrivo. Raffigurato a dimensione naturale, in una statua di bronzo, sarà sistemato di fianco al teatro comunale in via Carlo Goldoni. A poca distanza, nella stessa via che porta il nome del grande commediografo c’è un busto inserito nella parete del teatro e sotto una lapide con la scritta: “A Carlo Goldoni che <quì> abitò”. Proprio così, povero Goldoni. Qui, con l’accento. Nessun sindaco si è accorto dell’errore. Nessuno è stato attento alla filastrocca che recitava la maestra elementare: qui, quo, qua, l’accento non va. Vedrò di usare il <qui> il più possibile sperando che entri in testa al sindaco e corregga l’errore.

UN RECORD D’ERRORI                                                                                                                                                                                                                                 

D’altra parte Modena tra i tanti record ha anche quello degli errori: alcuni sono casuali o frutto d’ignoranza, altri voluti. Cementificare Modena è un errore voluto. Così com’è un errore voluto il progetto Sant’Agostino, il Mata, il Novi Sad, l’ex Amcm, e Piazza Roma per l’assenza di parcheggi. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Qui, l’ignoranza non c’entra. Qui, c’entrano gli interessi, le cooperative dell’edilizia, le immobiliari, le clientele, i debiti d’onore con gli amici di partito, e non solo quelli. Qui, c’entra il sistema. Chi ne fa parte incassa favori, privilegi, appalti, trattative private, sistemazioni e tanto altro. Chi non è della partita subisce la più totale discriminazione. Qui, sempre senza accento, il merito è una colpa: rende più difficile l’esclusione ma non la frena.

CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE                                                                                                                                 

Per far parte della clientela “rossa” bisogna Credere, Obbedire, Combattere. Credere che la sinistra sia la sola forza politica a cui affidare l’amministrazione pubblica. Obbedire a tutto quello che l’amministrazione comunale decide di fare senza critica alcuna. Combattere gli avversari sottraendo loro ogni strumento di partecipazione e di informazione. Qui chi non si adegua, paga. Le mani sulla città devono essere di pochi, possibilmente sempre quelli; e avere il consenso degli elettori. Il sistema non si regge se non è “democratico”. E’ per questo fondamentale principio che qui la democrazia è organizzata dall’ex Pci, Pds, Ds, Pd ormai da settant’anni, e quindi da una maggioranza che in modo indiretto, e a trattativa privata, provvede alla democrazia anche nei partiti d’opposizione trattando i favori politicamente.                                                                                                         

I MAGGIORDOMI DEL GIORNALAISMO                                                                                                                            

I giornali “avversari ” del Pd, e le famiglie dei loro giornalisti, hanno bisogno qui dei servizi sociali; le associazioni degli industriali, i conti li fanno qui; le aree si manovrano qui; della sanità ne hanno bisogno qui; le carriere si amministrano qui; gli editori, qui, o si allineano, o barattano la chiusura del loro giornale, o chiudono comunque strozzati economicamente dal controllo della pubblicità e dalla democrazia di sinistra. Qui tutto è di sinistra. Chi non lo sa lo impara in fretta e si adegua. Qui, speculazione e interesse sono parte ideale di “Un mondo migliore” e come canta Vasco Rossi “Non è facile pensare di andar via”. Qui, quando si tratta di celebrità dello spettacolo e della cultura, si spende a man bassa.

I CLIENTI DELLA SOTTOCULTURA                                                                                                                                         

Così è anche per le clientele comunali d’infimo livello come il Salotto Aggazzotti (diretto da Sabrina Gasparini: ex venditrice di salami e insaccati vari, passata in seguito a un negozio di pelletteria, e responsabile di una Traviata al lambrusco pagata dal Comune di Modena), e poi l’associazione Modenamoremio, diretta dall’intellettuale (si fa per dire) pensionata dell’ufficio sport del comune e ideologa per la cultura del sindaco Muzzarelli, Maria Carafoli, organizzatrice di mostre contaminate da 80mila euro). E noi paghiamo. Non c’è pudore!

DA VASCO ROSSI A LUCIANO PAVAROTTI                                                                                                                    

Da Vasco Rossi a Luciano Pavarotti; da Socrate alla promotrice del festival della filosofia, Michelina Borsari (e chiedo scusa per l’accostamento), purché tutto sia visibile, semplificato, e ridotto a intrattenimento per le masse, viene strumentalizzato e sostenuto con fiumi di denaro. Nostro, s’intende! Il Comune agli amici paga sempre tre e compra uno. E’ però del bronzo di Luciano Pavarotti che dovevo parlare. E’ un’opera bella o brutta? Difficile dirlo. Anche se dalle immagini pubblicate da dire ce ne sarebbe. Nemmeno nel terzo mondo i sindaci decidono le opere d’arte. Qui, come avveniva nei paesi dell’Est, sì. Sul bello o brutto del bronzo di Pavarotti per ora mi astengo. Ne parlerò quando lo avranno sistemato dopo il 12 ottobre. Dal bozzetto promette male. C’è un detto che dice che il buon giorno si vede dal mattino, ma un altro invita ad aspettare sera per giudicare il giorno. Ridurre l’aspettativa in certi casi vuol dire ridurre la delusione.

Adriano Primo Baldi