Classi con la maggioranza di stranieri

Oggi Claudio Riso, segretario del sindacato scuola-università-ricerca Flc/Cgil Modena, si indigna contro coloro che sollevano il problema della presenza prevalente di alunni stranieri in alcune scuole modenesi.  La scuola, a suo dire, sarebbe “l’unico vero luogo in cui si pratica e si realizza l’integrazione”. E plaude alla passione e alle competenze di chi tutti i giorni esercita questa funzione.

Certo, la scuola ha una molteplicità di compiti. Prima di tutto istruire, ma anche formare ed educare.  E, nell’educare, va compreso anche l’educare all’integrazione. Istruzione, formazione ed educazione, poi, debbono essere per tutti: tutti debbono avere le medesime opportunità.

Però è sbagliato dimenticare che siamo in Italia. Che i percorsi formativi poggiano sul nostro background culturale. Che lingua, letteratura e storia italiana sono materie fondamentali. Che in ogni ciclo di istruzione si acquisiscono, progressivamente, le conoscenze e le competenze necessarie ad affrontare il ciclo successivo o ad entrare nel mondo del lavoro (per lo più in Italia). Che la scuola forma i cittadini e i lavoratori di domani. Che questa è la sua funzione primaria.

Se così è, è necessario farsi della domande. E dovrebbe farsele anche l’amministrazione, oltre alla CGIL. Nelle classi con una larghissima maggioranza di stranieri è possibile una vera integrazione? E poi: quali studenti sono da integrare, gli italiani? E ancora. In queste condizioni è possibile realizzare percorsi educativi e formativi realmente efficaci?

I nostri solerti ed oculati dirigenti ed Assessore non potevano prevedere ed evitare a monte il problema, per il bene di tutti, italiani e stranieri? Sarebbe bastato un po’ di buon senso. Ed ora cosa faranno? Lasceranno tutto com’è, disagi compresi? E’ questa l’integrazione che vogliono? E’ questa la scuola che vogliono? E’ questa la risposta che vogliono dare a tanti genitori preoccupati che, garbatamente, senza attaccare nessuno, esprimono le proprie preoccupazioni e le difficoltà che stanno incontrando?

Guseppe Pellacani