Elogio della bruttezza

 

ELOGIO DELLA BRUTTEZZA.
di Adriano Primo Baldi
Luciano Pavarotti di bronzo, del quale è stato annunciato l’arrivo per il 12 ottobre, giorno del suo compleanno, non si è visto. Arriverà il 27 ottobre. La Soprintendenza si è messa di traverso e sono stati costretti a rimandare. Nella nostra città ad avere la faccia di bronzo non è solo la statua di Pavarotti: va aggiunta quella di alcuni membri della Giunta. Nemmeno Nicoletta Mantovani (poco male) si è vista all’interessante conferenza dell’8 ottobre al teatro di Modena condotta da Leone Magiera: e questo spiega perché. Con Magiera, hanno dialogato Angelo Foletto (Repubblica) e Alberto Mattioli (La Stampa).

L’ABITUDINE A RACCONTAR BALLE

Nicoletta Mantovani non c’era nemmeno il 12 ottobre ad ascoltare gli allievi di Mirella Freni e Raina Kabaivanska. Bravi tutti con qualche distinguo. Sorprendente e di impareggiabile bravura Leone Magiera nel sostenere al pianoforte i cantanti nelle licenze interpretative con coloriti e pianissimi di rara bellezza. Tutti si sono impegnati con passione per festeggiare il compleanno di Luciano Pavarotti nella città che amava e dove è nato. Mentre Nicoletta, dice lei, lo festeggiava a Matera. Impegno preso per evitare Modena. Non c’è alcun dubbio. Il sindaco Muzzarelli e Nicoletta Mantovani credono che noi dovremmo bere le balle che raccontano come se fossimo dei mentecatti. Ed è forse per questa demenziale convinzione che non rinunciano mai alla manipolazione di ogni verità. Forse non sapeva, Nicoletta, che Pavarotti è modenese e che il 12 ottobre è il giorno del compleanno di suo marito; e non sapeva che Modena da molti mesi aveva annunciato un programma di festeggiamenti? E va beh! Non lo sapeva …

L’ONORATA SIGNORA A MATERA

Ha preso un impegno a Matera per evitare le serate condotte da Leone Magiera. Basterebbe dirlo senza credere di avere a che fare con una città di fessi. Dovrebbero tutti avere rispetto per l’intelligenza dei cittadini e convincersi che Modena non è il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e l’assessore alla cultura Gianpietro Cavazza. C’è anche gente normale, di buonsenso, gente che non ama sentirsi raccontare le solite balle. Consiglio a costoro la lettura di un pensiero di Romain Rolland nel libro dedicato a Beethoven: Amare la libertà sopra ogni cosa, E, se fosse pure per un trono, Non tradire mai la verità. Esortazione eccessiva per tutti, anche per me, però le falsità non necessarie e più smaccate si possono evitare. Ma voglio parlare del bronzo di Pavarotti. L’inaugurazione della statua è stata rimandata per intervento della Soprintendenza. Qualcuno che ragiona c’è ancora. Non si dovrebbe lasciare che il sindaco Muzzarelli, l’assessore Gianpietro Cavazza e Nicoletta Mantovani (fotografati nello studio di uno scultore a Pietrasanta), vadano in gita (sicuramente a nostre spese) per poi rifilarci un “regalo” di quel Comune che, a giudicare dai bozzetti pubblicati, non promette nulla di buono. Opera imbarazzante. Circa il bello o il brutto è sempre difficile e pericoloso addentrarsi in un giudizio, ma in certi casi un commento è consentito.

L’INTERVENTO DELLA SOPRINTENDENZA E L’ILLUSIONE DI UNO SCAMPATO PERICOLO

Umberto Eco ha scritto un saggio di 445 pagine dal titolo: “Storia della Bruttezza”. Mai come in epoca moderna la riabilitazione del brutto ha avuto tanto riscatto. Il brutto e il bello sono concetti relativi: Omero descrive la bruttezza con Terside; Schopenhauer trovava ogni cosa dotata di particolare e peculiare bellezza; Egon Schiele fu arrestato, i suoi disegni distrutti, e uno di questi bruciato pubblicamente in tribunale con l’accusa di pornografia; per Francis Bacon “Sesso, violenza, solitudine sono tre elementi che definiscono la condizione dell’uomo moderno. Un uomo la cui anima si riflette in un corpo deformato e scomposto”. E con la sua opera ha dilaniato anche il suo io. Piero Manzoni ha messo in scatola la “Merda d’artista”; Marcel Duchamp ha esposto l’orinatoio. Senza andare troppo lontano e indietro nel tempo, a Castelbosco, in provincia di Piacenza, è stato inaugurato nel 2015 il Museo della Merda. Non è quindi il caso di disquisire se il bronzo di Pavarotti è bello o brutto.

FA SCHIFO

Mi limito a dire che a giudicare dai bozzetti pubblicati, se non cambia qualcosa nell’esecuzione finale, la statua fa schifo. Credo che a nessuno sia mai capitato di ricevere un regalo e di dover pagare consegna e trasporto. Da noi non è così. Il sindaco Muzzarelli ha deliberato 20mila euro (di soldi nostri, come sempre) per il trasporto e l’installazione del regalo di Pietrasanta. La statua, un basamento dovrebbe pur averlo. Il trasporto di un rottame dal peso di qualche quintale al prezzo di 20mila euro non è da credere. La delibera per il trasporto è stata fatta partendo dal presupposto che alla Soprintendenza ci siano dei birilli manovrabili a piacimento. Il sindaco “ci penso io” ha messo ancora una volta il carro davanti ai buoi. Non ha fatto i conti con la Soprintendenza. Ma ancora una volta gli è andata male e ha dovuto rimandare. Un sindaco non ha i poteri (e meno male) di un commissario federale o di un podestà di vecchia memoria. La Soprintendenza ha chiesto un parere a Roma … e a Roma, si sa, ci sono i romani … gira e rigira er cetriolo va sempre ‘nculo all’ortolano.

A VERONA COME AI BARACCONI

Quella di Luciano Pavarotti più che una vita è una leggenda. Ha avuto il privilegio di possedere una grande voce e l’ha saputa coltivare. Ha generato rivalità, invidia, emozione e gioia. Si è goduto la vita e ha fatto bene: “Post mortem nulla voluptas”. Rappresentarlo con mostruose sculture, è colpevole. Così come è colpevole chi trasforma un grande tenore lirico in un cantante pop riducendolo a un fenomeno da baracconi, com’è avvenuto a Verona, uccidendone la storia e la grandezza. Quello del cantante pop è un ruolo che va lasciato a chi è del mestiere. Se a compiere questo sfregio alla carriera di Pavarotti è la moglie Nicoletta Mantovani, pazienza. Non è nuova. Lo spinse a mercificare il suo declino di cantante lirico e lo trasformò in una mostruosa slot machine affiancandolo ai divi del pop e del rock.

ONESTA’ INTELLETTUALE E NOBILITA’ D’ANIMO

Alcuni giornali fanno inserti speciali su Pavarotti con le celebrità dello spettacolo che per mettersi in mostra vanno a rendergli omaggio. Ciò può facilitare la raccolta pubblicitaria e incuriosire il pubblico di massa, ma nel caso di Pavarotti questi omaggi sarebbero da raccontare solo marginalmente. Non gli fanno onore. Ricordarlo nel suo ruolo naturale di cantante lirico, con grandi esecuzioni, sarebbe un monumento vero alla sua grandezza: un monumento alla memoria più forte e più duraturo del bronzo. Non costerebbe altro che onestà intellettuale e nobiltà d’animo.

Adriano Primo Baldi