Il silenzio del PD contro il razzismo

Il silenzio del PD contro il razzismo
di Giuseppe Pellacani

Finalmente la bambina, unica italiana di una classe di 18 stranieri, è stata trasferita dalla scuola primaria Cittadella alla Anna Frank del Comprensivo 10. Buon per lei. Questo è un momento difficile per i cechi paladini dell’uguaglianza, delle pari opportunità e dell’integrazione. Solo silenzio di fronte ad una mamma che dichiara che la figlia “nell’altra scuola…veniva emarginata da tutti. La ragione? Ora posso dirlo chiaramente: perché è cattolica… In queste settimane abbiamo subito tutti una forte pressione. Me ne hanno dette di ogni. Sono persino stata offesa e minacciata da altri genitori, addirittura l’ultimo giorno mi sono venuti ad aspettare davanti alla Cittadella. Mia figlia è poi stata presa di mira da una compagna di classe. Ma ora è tutto finito”. Ebbene, nessuno, nel PD e tra le fila dei compagni si è alzato a gridare allo scandalo, a denunciare il razzismo e la xenofobia, a proporre fiaccolate o veglie sotto la Ghirlandina contro la discriminazione religiosa e razziale, ad esprimere solidarietà alla bambina e alla sua famiglia. Tutti zitti. Ma è chiaro, Le dichiarazioni di quella mamma sollevano un problema che la sinistra vuole tenere ben nascosto sotto il tappeto: quello del razzismo al contrario, degli stranieri verso gli italiani. Il caso di Modena, al di là della gravità in sé, suona come un campanello d’allarme. La dice lunga sul sentimento che tanti stranieri, soprattutto musulmani, nutrono nei confronti della nostra cultura, della nostra civiltà, della nostra religione. La dice lunga sul desiderio di integrazione e di accettazione del “diverso” (che questa volta siamo noi italiani). E soprattutto mostra il fallimento di quella integrazione, solo sulla carta, che una sinistra becera tenta di spacciarci da anni come la soluzione all’immigrazione. Continuo a credere che dobbiamo essere aperti a chiunque spontaneamente e sinceramente voglia integrarsi, desideri realmente di far parte della nostra comunità, condividerne i valori. Ma dobbiamo esigere con fermezza il rispetto delle regole e dei principi. Non possiamo continuare ad aprire indiscriminatamente le porte di casa (e della dispensa) a chi è pronto a sbatterci fuori.