LETTERA APERTA DEL SINDACO DI MODENA A NICOLETTA MANTOVANI PAVAROTTI

LETTERA APERTA DEL SINDACO DI MODENA A
NICOLETTA MANTOVANI PAVAROTTI
di Adriano Primo Baldi

Gentile signora Nicoletta, mi rivolgo a lei a riflettori spenti; e a conclusione delle iniziative che hanno onorato Luciano Pavarotti nel decimo anniversario della scomparsa.
Ho avuto il privilegio di rappresentare in questa particolare ricorrenza la città che Luciano Pavarotti amava e che non ha mai abbandonato: nemmeno in occasione del secondo matrimonio celebrato con lei il 13 dicembre 2003. Qualunque altra grande città del mondo avrebbe voluto ospitare le vostre nozze. Sceglieste Modena. Pavarotti fu criticato per questo. Dai più fu giudicata una scelta inopportuna perché qui era, ed è tuttora, residente la prima moglie Adua assieme alle tre figlie nate da un matrimonio d’amore preceduto da otto anni di fidanzamento. Un matrimonio durato decenni e che ha unito ai sentimenti il duro lavoro del cantante al quale Adua ha impegnato le sue energie ottenendo grandi risultati nell’organizzazione della sua carriera.

Pavarotti non ha ascoltato le severe critiche e i mugugni che venivano da ogni parte. E’ rimasto attaccato alle sue radici anche in questa circostanza. E’ rimasto qui dov’è nato; nella città dei suoi genitori; dove sono nate le sue tre figlie; dove ha vissuto tutte le più importanti relazioni affettive della sua vita. E’ qui che ha voluto celebrare l’inizio di una nuova vita con lei. Non ho titolo, diritto e intenzione di chiederle conto di scelte personali; ma con garbo, rispetto, e in virtù di un’investitura che mi ha offerto il privilegio di onorare, assieme a tutta la città, una ricorrenza importante come quella dei dieci anni della scomparsa di Luciano Pavarotti, non posso che esprimere amarezza per la sua mancata presenza a tutte le iniziative che Modena gli ha dedicato.

Lo abbiamo ricordato con la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi nel Duomo che gli ha dato l’ultimo saluto; lo abbiamo ricordato nel giorno del suo compleanno; gli abbiamo dedicato una serata con gli allievi della sua grandissima collega Mirella Freni e di Raina Kabaivanska; e ancora una serata con i musicologi, Alberto Mattioli della Stampa, e Angelo Foletto di Repubblica. In tutte queste occasioni non è mancata l’apprezzata presenza dell’ex moglie Adua. Mentre la sua assenza, poiché vedova del maestro, anche se fosse avvenuta per una sola di queste serate, si sarebbe notata. Purtroppo, essendo stata un’assenza ripetuta per tutte le manifestazioni, è stata assai appariscente: ancor più appariscente della presenza se vi fosse stata.

Mi consenta di esprimere altra amarezza per la sua scelta di celebrare il decimo anniversario della morte di Pavarotti in una città, Verona, che non è la sua. L’Arena è certamente più adatta agli spettacoli che alle celebrazioni. Noi i morti illustri li celebriamo senza trasformarli in soggetti da spettacolo. In ogni caso la sua scelta ci ha sorpreso, disorientato, e costretto, dopo averlo ricordato per nove anni consecutivi con iniziative concordate con lei, a cercare un aiuto che fosse autorevole e all’altezza di una situazione così particolare e importante. Il maestro Leone Magiera, che ha condiviso per oltre cinquant’anni il percorso artistico e umano di Luciano Pavarotti, nonostante non fosse mai stato coinvolto nei nove anni precedenti, ha accettato di onorare il compagno di strada superando con dignitosa generosità ogni tipo di risentimento. Con immutata amicizia per l’inseparabile amico di una vita, ci ha teso la mano.

Come sindaco, ma prima ancora come uomo, vorrei trovare una soluzione onorevole per le future ricorrenze. Non le porto rancore per aver scelto Verona e spero di non lasciarne con questa lettera. Oltretutto a Verona non mi è stata data la parola per portare il saluto dei concittadini amati da Pavarotti, privilegiando uomini di spettacolo per lo spettacolo. Dovremo in seguito collaborare, almeno questo è il mio auspicio, perché la città di Modena che Pavarotti ha portato sempre nel cuore, continui a onorarlo assieme al maestro Leone Magiera, per gratitudine, riconoscenza e affetto; e perché questa, tutti ne sono certi, sarebbe stata la volontà di Luciano. Con animo sereno la invito ad associarsi a noi anche in futuro, nonostante la parentesi veronese.

Spero di poter contare sulla sua collaborazione alle iniziative che programmeremo per il prossimo anno e che affideremo al più importante amico di suo marito. Un amico che nel corso di tutta la vita l’ha assistito e accompagnato nei successi planetari, e prima ancora l’ha ascoltato e sostenuto quando giovanissimo si rivolse a lui pieno di speranze e di incertezze. Non possiamo e non vogliamo usare le persone a corrente alternata. Per dignità e lealtà non è nel nostro stile buttarle alle ortiche quando non servono più o dopo la soluzione di un problema contingente.

Sono stato sollecitato a occuparmi con anticipo a ciò che vorremo fare in futuro. Ho il dovere di chiarire i nostri obiettivi, di sollecitare la collaborazione di tutti, e la sua in particolare.
Non abbandoniamo chi ci ha dato una mano e non lasceremo campo libero a chi già specula su di una futura esclusione del maestro Magiera. Esclusione che non ha avuto senso in passato e che ancor meno ne avrebbe oggi dopo averne richiesti i favori in conseguenza delle sue scelte veronesi.

Senza risentimento alcuno, Le assicuro i sensi della mia profonda considerazione e mi dico con osservanza, se lo vorrà, Suo convinto e sincero interlocutore.
Testo da sottoporre al sindaco.

Adriano Primo Baldi