Lorenzin vuota e biodegradabile

di Adriano Primo Baldi
UNA DONNA DEL CENTRODESTRA E’ CANDIDATA PER IL CENTROSINISTRA NELLA CITTA’ CHE HA AVUTO IL PARTITO COMUNISTA PIU’ FORTE D’EUROPA

E qui comincia il malinteso. Beatrice Lorenzin ha abbandonato il centrodestra che l’ha eletta in questa legislatura per candidarsi con il centrosinistra. Una scelta onorevole, dice lei, che tiene conto dei profondi cambiamenti avvenuti in Italia e nel mondo. In realtà di onorevole c’è solo il mantenimento del posto in Parlamento, dove usano, appunto, chiamarsi onorevoli.

Beatrice Lorenzin è stata Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’informazione e l’editoria nel governo Berlusconi III. Dal 2006 al 2008 ha ricoperto il ruolo di coordinatore nazionale di Forza Italia – Giovani per la Libertà. Nel 2013 è stata riconfermata alla Camera dei Deputati nelle liste del PDL. In questi cinque anni ha cambiato le messe in piega politiche diverse volte: nell’aprile 2014 si è candidata alle elezioni europee come capolista del Nuovo Centrodestra – Unione di Centro, ma non è stata eletta. Con lo scioglimento del Nuovo centrodestra, confluisce in Alternativa popolare. Nel dicembre 2017, a sostegno del PD di Matteo Renzi, costituisce la lista Civica Popolare.

Oggi è la candidata della sinistra alla Camera nel collegio uninominale di Modena e capolista nel proporzionale. In questa legislatura è stata eletta nel PDL, ma ha fatto il ministro con tre presidenti di sinistra. Ha tradito il voto degli elettori trasportandoli da destra a sinistra. Una capacità di trasporto da fare invidia a Gondrand. Avendo ingannato gli elettori che l’hanno eletta, non le resta che barare inventando. Cosa che del resto ha fatto anche nel corso della sua prima visita a Modena. Città che ha scoperto grazie a Tom Tom, e leggendo su Wikipedia che Modena esiste veramente. Con un sorriso meccanico, sempre stampato sulle labbra, era in prima fila nella chiesa di San Francesco alla messa per celebrare il patrono di Modena, San Geminiano. Non so se sia entrata anche in confessionale. Unico luogo che la potrebbe assolvere.

Cambiare idea si può, certamente, ma non criticherò mai abbastanza chi deforma il passato – in special modo quello recente -, chi lo falsifica enfatizzandone alcuni fatti e tacendone volutamente altri. C’è una critica che va fatta alla Lorenzin e che non è soltanto politica: è la critica personale e umana della memoria. Non capiremmo nulla se non partissimo dai suoi cinque anni di poltrona da ministro, per giudicare, assieme alla memoria, una scelta che esclude il ricordo di una vita.

L’appartenenza a un gruppo, a un movimento o a un partito non può prescindere da un senso nobile della memoria, e non per un fatto sentimentale, ma per dare, appunto, nobiltà a un cambiamento. Mi fidanzai a diciotto anni con una ragazza di sedici. Dopo dieci anni eravamo entrambi totalmente diversi. Con sofferenza ci lasciammo. Ma la Lorenzin non è cambiata. Lei è la stessa di cinque anni fa. Non è nemmeno cambiato il mondo come vorrebbe farci credere. Anche Salvini è lo stesso di cinque anni fa e continua a dire le stesse cose di quando la Lorenzin stava nel centrodestra: la sola differenza è che allora lo ascoltava senza scandalizzarsi. Oggi, che la poltrona (vero oggetto del cambiamento della Lorenzin) non è più garantita ai transfughi che abbandonarono Berlusconi per Alfano e per una poltrona nel governo, scopre che Salvini è infrequentabile. Ha scoperto anche che al posto di Obama c’è Trump, e questo non lo può proprio sopportare, ora!

Ciò che la Lorenzin dice oggi di Salvini porta il segno evidente di una bugia; e la notizia della sua candidatura in un collegio blindato dell’Emilia Rossa, porta il segno di chi smentisce se stessa e il suo recente passato per un calcolato avvenire non certo onorevole, ma da onorevole: il chè non è la stessa cosa. In conclusione la signora ministro smentisce oggi quello che ha detto ieri quando stava con Berlusconi. Perciò, Beatrice Lorenzin, a giudizio di Lorenzin Beatrice, è inaffidabile e noi il nostro voto non glielo diamo. Va anche detto che per giustificare il cambiamento, la Lorenzin usa l’Italia, i bisogni degli italiani e le tante difficoltà del Paese in modo smaccatamente elettorale. Usa i problemi dell’Italia così come la ditta divani&divani usa i tessuti nei diversi colori di stagione; o come il poltronificio Goldflex usa i telecomandi per le poltrone elevabili. Non va bene.

La velocità con la quale nelle interviste riesce a cambiare argomento – e, all’occorrenza anche opinione, è paragonabile soltanto alla velocità di un missile. Non mi meraviglierei di trovarla al fianco di Kim Jong-un che di missili se ne intende. La Lorenzin non è stata coraggiosa perché ha avuto la forza di cambiare opinone. Il vero coraggio lo avrebbe avuto restando fuori dalla competizione elettorale per preparare un cambio di schieramento politico che vuol dire cambio d’ideali, di valori e di vita. Solo così avrebbe dato prova onorevole di dignità e coerenza; solo così avrebbe messo fine a ogni malinteso.

Non c’è solo il problema Lorenzin. Modena è terreno di conquista elettorale. Dopotutto è carnevale. Periodo di travestimenti. Come da tradizione è arrivata anche la famiglia Pavironica. Ma la legge elettorale e il voto non dovrebbero essere uno scherzo, anche se di scherzi ne vedremo. “Presto, all’armi! Chi ha un ferro l’affili; chi un sopruso patì sel ricordi. Via da noi questo branco d’ingordi! “.

Adriano Primo Baldi