DAL POCO BUONGUSTO AL NOSTRO DISGUSTO

di Adriano Primo Baldi
Modena, al Palazzo Comunale
DAL POCO BUONGUSTO AL NOSTRO DISGUSTO.
Proveniente da Bosco di Sotto, la famiglia Pavironica è arrivata a Modena nel bel mezzo della campagna elettorale. Ha tenuto in piazza il consueto “sproloquio” e i cittadini si sono fatti due risate. Il sindaco Muzzarelli, par condicio o no, ha pensato che organizzare un ballo in maschera con oltre centocinquanta invitati sia un dovere istituzionale. I festeggiamenti potevano terminare con lo sproloquio dei pavironici, ma lui, il sindaco, ha invitato tutti alla sua corte nelle sale storiche del palazzo comunale. Se c’è stato un pranzo, una cena o un rinfresco, è cosa normale solo se a pagare non sono stati ì cittadini. Ho letto un simpatico titolo nel quotidiano on line, La Pressa “Nelle sale del Comune il ballo in maschera: il sindaco incarna ‘se stesso’. Accompagnato dalla moglie, Alessandra Pederzoli, ha impersonato il ruolo di un duca con tuba e abito da cerimonia”. Mi ha ricordato il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi, con Muzzarelli nelle vesti di Riccardo, conte di Warwich, governatore di Boston.

Muzzarelli, anche se in modo ironico, è impropriamente soprannominato sindaco-duca. Ovviamente in senso ironico, ma ciononostante gli conferisce una certa autorità. Un soprannome quindi che andrebbe sostituito. Muzzarelli non ha nulla della nobiltà di un conte o di un duca. Basta pensare a Francesco Giuseppe, che a Trieste i libri di scuola gratis li ha dati cent’anni prima del centro-sinistra. E non ha nulla dell’ultimo duca di Modena Francesco V che, pur non avendo le spiccate qualità del padre Francesco IV, fece leggi per l’incremento del patrimonio boschivo. Cosa che vuol fare anche Muzzarelli a Vaciglio. Dopo aver cementificato l’intera zona, ci regalerà un bel boschetto. Il fatto è che qui le cooperative sono potenti e i loro appalti sono sacri. Anche gli investimenti sbagliati e fallimentari, quando ci sono di mezzo importanti banche, e appunto, le cooperative, sono sacri: non falliscono per la loro sacralità e in particolare perché paghiamo noi cittadini. Mi riferisco al complesso residenziale Mata, acquistato dalla Cassa depositi e prestiti con 28 milioni di euro. Soldi dei cittadini. Al Mata Solo la banca Bper era esposta per 41milioni. Dato che il Mata era in fallimento, è un bel salvataggio, no?

Ma torniamo ai duchi. Francesco V, fece anche leggi per l’esproprio motivato da pubblica utilità, in ossequio a un concetto d’interesse sociale. Il popolo soffriva, ma questi nobili, almeno possedevano una cultura. Per il resto, i governanti, sotto tutte le latitudini, tendono a imporsi al loro popolo. Anche nelle nostre democrazie il potere ha la tendenza a diventare autoritario e comunque a essere clientelare, e Muzzarelli ne sa qualcosa. Circa il ballo in maschera organizzato dal sindaco, con signora al seguito, il nostro primo cittadino si è mascherato da duca perché si sente tale. Nella richiamata opera di Verdi, capolavoro che non si dovrebbe citare per Muzzarelli, il conte Riccardo fornisce prova di nobiltà e purezza d’animo. E’ segretamente innamorato di Amelia, moglie del suo segretario Renato. Durante il ballo in maschera, Renato per gelosia lo uccide. A terra morente, Riccardo perdona il suo assassino e gli confessa di avere amato la sua sposa, ma solo di un amore platonico e puro, con queste ultime parole: “Ella è pura, in braccio a morte, te lo giuro, Iddio m’ascolta: io che amai la tua consorte rispettato ho il suo candor. A novello incarco asceso tu con lei partir dovevi … io l’amai, ma volli illeso il tuo nome ed il suo cor!” “Grazie a ognun signor qui sono: tutti assolve il mio perdono…”

E’ facile rendersi conto che Muzzarelli non potrebbe nemmeno per carnevale indossare le vesti di duca o di un conte della nobiltà di Riccardo. Il sindaco vestito da duca, assomiglia a un direttore fuori tempo di un teatrino di marionette. Ha lineamenti duri e la pelle arrossata di chi è stato esposto al sole di montagna; e ha l’aria di uno che chiama la servitù (gli assessori) con la campana. Più che a un conte è paragonabile a un minerale della politica. Accomuna le caratteristiche negative di chi si fa ‘intortare’ per modestia culturale; ha la cocciutaggine del montanaro; la malagrazia di chi è dedito alla zolla: ha però la furbizia del fattore. E’ uno che ti può parlare in automatico senza rendersi conto che lo stai ascoltando. Può assegnare incarichi a sudditi servili e al primo dissenso licenziarli.

Dalle foto sembra stato vestito (o meglio, travestito) dalla sua ideologa per la cultura, la pensionata dell’ufficio sport Maria Carafoli che, prima di essere investita (meglio dire anche per lei, travestita) da esperta d’arte, organizzava per il comune delle demenziali serate Estensi. Questa gente la vedrei bene nell’opera più famosa di Leoncavallo … Non voglio sfruttare le difficoltà che hanno i cittadini e fare l’elenco delle categorie che soffrono, ma soltanto far notare il poco buongusto avuto dal sindaco nell’aprire le sale del municipio per il gran ballo.  La mascherata, Muzzarelli, poteva organizzarla nella sede della famiglia Pavironica, o in altro luogo privato. In municipio invece avrebbe dovuto, per solidarietà, invitare i lavoratori della Castelfrigo in sciopero da molti mesi, risparmiandoci di trasformare il suo poco buongusto nel nostro disgusto. Da rappresentante del partito di Bordiga, Togliatti e Gramsci, è passato alle maschere di Sandrone, la Pulonia e Sgorghiguelo.

Adriano Primo Baldi