LA VIA ITALIANA AL SOCIALISMO E’ DIVENTATA VIA CASINI.

di Adriano Primo Baldi

LA VIA ITALIANA AL SOCIALISMO E’ DIVENTATA VIA CASINI.

Ho conosciuto molti dirigenti del Pci. Della maggior parte ho avuto stima. A Modena, negli anni tra il 1960 e 1970 era sindaco Rubes Triva: un grande sindaco. Il Pci aveva la maggioranza assoluta. Contrariamente a ciò che sosteneva Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Bisogna cambiare perché nulla cambi”, qui il cambiamento ha progressivamente ridotto, e di molto, il consenso popolare che il Pci aveva raggiunto nonostante la sua ispirazione ideologica e il suo legame con Mosca. Non si può credere che oltre il 51% dei modenesi volesse il comunismo. Infatti, i voti al Pci alle amministrative erano superiori a quelli delle politiche. Ciò vuol dire che i cittadini premiavano le capacità amministrative dei suoi rappresentanti. Le sezioni discutevano e i dirigenti erano scelti con una rigida selezione. L’onestà era fuori discussione. Nessuno si poteva permettere di avere comportamenti che in qualche modo potessero danneggiare l’immagine del partito.

Mi domando come possono sentirsi oggi quei compagni che per una vita hanno votato Pci; che ne hanno subite le trasformazioni, e che si sono identificati per anni nei canti popolari del lavoro, nei canti delle mondine; in quelli che inneggiavano alla Resistenza. A proposito della resistenza, a Torre Maina, di fianco alla chiesa di don Nino Monari (prete partigiano, presidente dell’Istituto storico della Resistenza), c’era una lapide, che dopo essere stata vilipesa dai fascisti, è stata ricostruita ma non nel testo originale che evidentemente nessuno, a parte la mia memoria, ha conservato: “Noi non volemmo morire, noi non vogliamo esser morti. Col sangue dato da Dio, firmammo patto sacro, costituito di libertà di lavoro, di pace. Voi che ancora vivete datevi mano, non tradite questa legge giurata, aprite come volemmo le porte dei millenni nuovi. Fate la resistenza”.

Chi ha creduto nel Pci e nei suoi cambiamenti, forse continuerà a votare Pd, anche se è un partito che salva le banche dopo che hanno depredato, senza i dovuti controlli, i poveri cristi. Lo voteranno, ma credo che qualche riflessione e qualche dubbio se lo pongano, almeno di fronte a cambiamenti che non potevano essere previsti nemmeno dalla più fervida fantasia. I casi più rappresentativi della confusione che attraversa il Pd – partito che viene dalle diverse trasformazioni dell’ex Pci – sono certamente quelli di Casini e della Lorenzin, ma dietro di loro si muove un numero elevato di opportunisti galleggianti sparso in tutta Italia. Casini non si è mai battuto contro gli scandali dei diversi governi democristiani perché lui, democristiano, lo è dalla nascita, e i connotati non si cambiano. Si può cambiare partito ma certi cromosomi politici non cambiano. Renzi (che ha nominato ministri tutti i suoi amici Boy Scouts), Casini, e la Lorenzin, rappresentano l’innesto di una parte della destra nella sinistra: una transumanza che finirà soltanto con l’esaurirsi delle poltrone disponibili.

E a proposito di poltrone, Beatrice Lorenzin è l’incarnazione di Berlusconi al femminile: è stata fino a poco tempo fa, più berlusconiana lei dello stesso Berlusconi. E’ candidata in quattro o cinque collegi diversi, e tra questi Modena, ma chi è dappertutto, in realtà non è da nessuna parte. So bene che chi ha seguito il Pci in tutte le sue metamorfosi, arrivando al Pd, si trova in forte imbarazzo verso i voltagabbana. E’ un imbarazzo che viene fin dai tempi di Togliatti quando i cambi di casacca erano cosa rara. Il leader comunista apostrofò Valdo Magnani e Aldo Cucchi (che nel 1951 uscirono dal Pci rivendicando autonomia dallo stalinismo e dal capitalismo atlantico) con queste parole: “Due pidocchi nella criniera di un cavallo di razza non ne diminuiscono la nobiltà”. Si dimisero da deputati (dimissioni respinte) ma si dimisero. Altri tempi. Oggi chi tradisce un partito e i suoi elettori, come nel caso della Lorenzin, passa dall’espulsione di Togliatti, all’elezione in Parlamento, con multiple candidature in collegi blindati nel partito di Renzi.

Di sindaci come Rubes Triva il Pd non ne ha nemmeno nei sogni e si deve accontentare di sindaci Muzzarelli. I deputati e i senatori li decide il “padrone” Matteo Renzi, che lascia il compito esecutivo, da realizzare con il voto, ai suoi elettori. Alla Regione Lazio la Lorenzin ha in corsa un proprio candidato, Jean Leonard Touadi (ex parlamentare di Italia dei Valori) contro il candidato del Pd, Nicola Zingaretti. E’ appena stata candidata dal Pd e già gli si contrappone schierandosi, nel Lazio, contro il candidato del partito che l’ha appena accolta … Niente male… Ascoltarla quando spiega le motivazioni ideali delle sue scelte politiche “senza avere l’impressione di essere in un manicomio, è già da manicomio”. Tutto dice che il Pd è ormai un partito di Casini …

Adriano Primo Baldi