TRA UN ANNO TOCCA A LORO … (Almeno così si spera)

di Adriano Primo Baldi
Dal Pd ci si può difende con il voto, con una certa dose d’ironia e qualche licenza di cazzeggio che in  generale è distensivo. Rilassante.                                                                         Evitare i commenti dei politologi alle elezioni del 4 marzo è impossibile. Ormai sono politologi gli scrittori, gli impiegati, i disoccupati; gli editorialisti della noia e del nulla. Tutti. Il cazzeggio evita di prendere sul serio i tanti perdigiorno che invadono le reti televisive, internet e i giornali. Stando così le cose, posso anche dire la mia: uno più o uno meno, nel calderone del delirio collettivo non cambia nulla. Poi c’è gente che se ha la compiacenza di non leggermi mi evita il fastidio di mandarli a quel paese Il voto ci nutrirà Il voto ci darà occupazione Il voto ci darà la sicurezza Il voto ci darà un reddito
Il voto ci ridarà il potere d’acquisto che l’euro ha distrutto
Non è così. Per ora.
Il PD e gli altri partiti tradizionali che hanno governato Roma per settant’anni vorrebbero far credere che l’attuale sindaco è un’incapace perché la città non ha risolto in due anni i problemi creati da una politica durata sette decenni. Stessa cosa per Torino e Livorno. Reddito di cittadinanza, immigrazione, europeismo, occupazione, sono problemi che non si risolvono con una vittoria elettorale equivoca. Vittoria che in queste elezioni non è stata di nessuno. Un movimento e un partito hanno aumentato i voti. Altri li hanno persi. Nessuno ha la maggioranza per governare. Il solo cambiamento reale, e positivo, è dato dall’inversione di rotta. Ha vinto la speranza. Non la Lega, non il M5S: ha vinto la speranza di un reale cambiamento. Il Pd sprona alla formazione di un governo di coloro che chiama i vincitori: “L’esca alletta fiere e pesci e li inganna”. L’ha scritto Seneca. Ha anche aggiunto che la varietà di cibi non nutre ma intossica. Il Pd cerca vendetta e ha pronta una trappola: spinge per un governo M5S-Lega, lasciando intendere particolari affinità tra i due. Al Pd sanno benissimo che il reddito di cittadinanza fa parte di un percorso, e che comunque richiederebbe un governo in carica. Da giorni però pongono l’accento su questo aspetto e sguinzagliano i loro giornalisti a far fuoco sul tema: non dicono che ancora manca il governo, dicono: “li avete votati?”, andate a prendere i moduli per il reddito di cittadinanza e vi arriveranno i soldi …

Per quella varietà di cibi che potrebbe intossicare l’elettorato, gli ex compagni del PD sanno che in un governo formato da un minestrone Lega e M5S, Di Maio e Salvini, finirebbero per darsi la colpa l’un l’altro per ciò che non dovesse risultare realizzabile, e sanno che da queste reciproche accuse la sinistra potrebbe ritrovare consenso nell’elettorato e tentare di risorgere già alle prossime amministrative.

La sola speranza è che nessuno dei due, né Di Maio né Salvini, ceda alla tentazione di creare un governo privo di maggioranza parlamentare, o sostenuto da una maggioranza equivoca, fatta di transfughi e voltagabbana. Perché così sarebbe, anche se si trovassero dei singoli deputati disposti a sostenere un governo sulla base di un programma diverso da quello dei partiti che li hanno eletti. Qualunque soluzione dovrebbe avere il solo scopo di modificare la legge elettorale riducendo il quorum per ottenere il premio di maggioranza. E’ necessaria una legge, o meglio, un emendamento a quella attuale, che consenta di avere un solo vincitore che si assuma di fronte al Paese la responsabilità totale dei suoi atti. Un emendamento alla legge attuale risolverebbe il problema in pochi giorni.

Se i due maggiori protagonisti, Salvini e Di Maio resistono, possono sgombrare il terreno dal Pd e realizzare per l’Italia una situazione di radicale rinnovamento. Abbassando il quorum dell’attuale legge si potrebbe andare a nuove elezioni: così, uno andrebbe al governo con la possibilità di essere riconfermato, e l’altro potrebbe sostituirlo se il giudizio degli elettori non fosse positivo. Soluzioni che vanno alla ricerca di parlamentari per sostegni individuali, oltre a essere indignitose e non rispettose del voto, sarebbero eticamente insostenibili e potrebbero rianimare il Pd con il rischio di trascinare l’Italia in un paese senza prospettive, senza rinnovamento, senza lavoro e senza protezioni sociali.

I dirigenti del Pd che spingono per un governo Lega-M5S che non sia per un emendamento alla legge elettorale, sono dei dirigenti maliziosi che sperano nel loro trappolone. Parlano con esempi e modi che sembrano sinceri, al solo scopo di dare spazio alla menzogna che nascondono per far precipitare le persone che gli elettori hanno innalzato sopra di loro. Sono pronti e speranzosi di rioccupare le poltrone perdute anche se l’Italia, grazie a loro, sta andando in rovina. Dedico questa citazione a quei deputati che decidessero, con pretesti vari, di muoversi in modo diverso dalle decisioni dei partiti che li hanno fatti eleggere: “Le cose del mondo hanno diversi volti, né facile è il sapere quale sia il vero: tanto l’artifizio sa al vero imitar la natura. Il tollerato abuso del mondo mette la maschera su ‘l volto, perché col portar due facce rimangono gli uomini senza faccia; e sfacciatamente operando, col vestirsi dell’altrui volto, perdono il proprio”.

ADRIANO PRIMO BALDI