Il Sant’Agostino non è un progetto

I continui blocchi dimostrano che il nuovo S. Agostino non poggia su un progetto culturale di respiro e condiviso con la città

S. Agostino, l’ennesima bocciatura, stop, rinvio, colpo di scena si è concretizzato ieri sera alla “Conferenza dei Servizi”. Come un classico romanzo giallo ma anche rosa, con tocchi di noir e poliziesco (manca solo l’ispettore Closeau) la saga continua. Un progetto nato “sporco”, oggetto di varianti al Piano Regolatore, cassato dal TAR sull’aumento di volumi e cubature per fantomatiche torri librarie utili più alla vanagloria che non alla conservazione di libri.

E adesso ci sono di mezzo le mura medioevali affioranti. What else?

Il modo in cui è stato condotto il progetto del Sant’Agostino, dalla scelta dei progettisti, all’aggiudicazione dell’appalto, alle continue varianti, ai dubbi sull’Accordo di Programma, tutto dimostra come quel che doveva essere il più grande investimento culturale in Italia è in realtà l’ennesimo progetto edilizio, che non poggia su un progetto culturale di respiro. Dalla vendita del Sant’Agostino alla Fondazione per pagare debiti, a contenitore stile vello d’oro per la Bibbia di Borso d’Este per acquisire immortalità, alla cessione di patrimoni consolidati comunali per accorpare di tutto e di più in un solo ente.

Ma non è finita. Siamo certi che il nuovo Sovrintendente che rimpiazzerà quello in uscita cambierà ancora le carte in tavola.

Quando un progetto così importante non è condiviso dalla città, ma solo fra miopi poteri economici e politici, questo è il risultato. Altro che sblocca Modena!  

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