Il NUOVO GOVERNO, IL VOTO POLITICO E I TEDESCHI DI GERMANIA

Il NUOVO GOVERNO, IL VOTO POLITICO E I TEDESCHI DI GERMANIA.
di Adriano Primo Baldi

“Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi”.

Questa epigrafe, di Piero Calamandrei, è dedicata al camerata Kesselring. Fu comandante delle forze di occupazione tedesche in Italia. Nel 1947 è stato processato e condannato a morte per crimini di guerra. Il nostro popolo per i tedeschi è solo spaghetti e mandolini. Di spaghetti ne siamo grandi produttori e consumatori e di mandolini orgogliosi esecutori. Ma abbiamo anche trasformato un paese agricolo in una delle più importanti potenze industriali del mondo. Siamo un paese civile e cattolico. Per questo la pena di morte, anche quando è sacrosanta e meritata, contrasta con la spiritualità di una nazione che si è culturalmente evoluta con Dante, Petrarca, Pirandello, Verdi, Bellini, Donizetti e tanti altri.

La condanna a morte di Kesselring la commutammo nel carcere a vita. Al posto dei Tank abbiamo preferito costruire mandolini e violini. Anzi, del violino, con Gasparo Bertolotti da Salò, siamo stati gli inventori. Nel 1952 il camerata nazista Kesselring fu liberato per motivi umanitari che tennero conto delle sue precarie condizioni di salute. Per di più gli fu consentito di rientrare in Germania. Una volta messo piede sul patrio suolo ha dimenticato spaghetti, violini e mandolini, e ha ritrovato il suo animo “patriottico”. Gli italiani – ha dichiarato – dovrebbero essermi grati e dedicarmi un monumento.

Il detto di Grillo esisteva già ma dedicarglielo sarebbe stato come dedicargli una poesia. Io faccio parte di quegli italiani che sarebbero andati a riprenderlo e nel rispetto di un verdetto di condanna a morte, l’avrei eseguita, anche se con ritardo, a mezzo calci nel culo. Il partigiano Piero Calamandrei, rispettabilissimo uomo politico, ha invece risposto alla richiesta del camerata di dedicargli un monumento, con l’epigrafe di cui ho riportato le parole iniziali.

In questi giorni i giornali tedeschi si sono rivolti all’Italia come se quasi un secolo non fosse passato. Non hanno usato la violenza delle armi dei tempi di guerra, ma quelle proprie dei tempi di pace: il discredito e l’arroganza di una sopita cultura sempre pronta a imporre la sua presunta supremazia. Intollerabile. Purtroppo ai giornali hanno fatto eco alcuni commissari europei che ci hanno suggerito, in modo minaccioso, come dovremmo votare, e senza mezzi termini ci hanno definito corrotti e scrocconi; e invitato a lavorare di più aggiungendo altre amene imbecillità. La risposta a tutto questo non l’ha data Di Maio, non l’ha data Salvini, e non l’hanno data i diversi rappresentanti dei nostri partiti politici e delle nostre istituzioni. L’ha dettata, fin dal primo ‘800, in modo compiuto e chiaro, senza risparmiare ironia, il poeta risorgimentale Giuseppe Giusti:

“Scriva. Vogliam che ogni figlio d’Adamo
conti per uomo, e non vogliam Tedeschi:
vogliamo i Capi col capo; vogliamo
leggi e Governi, e non vogliam Tedeschi.
Scriva. Vogliamo, tutti, quanti siamo,
l’Italia, Italia, e non vogliam Tedeschi:
vogliam pagar di borsa e di cervello,
e non vogliam Tedeschi: arrivedello”.

I coglioni sono un prodotto autoctono mondiale e non solo tedesco o europeo. E’ obiettivo riconoscerlo. Non si può negare che nascono e prolificano anche in casa nostra. Da noi, però, per comprensione linguistica, quando parlano se ne comprendono anche le sfumature; e per questo, in certi casi, sono anche utili. Come avrebbero potuto, da soli, quelli della Lega e del M5S, raccogliere i voti per andare al Governo senza l’aiuto di Simona Malpezzi, Alessia Morani e Alessia Rotta? Non mi si dica, per favore, che sono un maschilista. Conosco donne di grande intelligenza. Ma le citate tre girl rappresentano con la loro veemente difesa del Pd, l’insuperabile. Ai tempi di Togliatti e Berlinguer sarebbero state interdette da ogni microfono e la loro elezione non sarebbe andata oltre un piccolo Consiglio di quartiere.

Alessia Rotta sembra sempre uscita da un mercato rionale dopo aver selezionato le verdure per un minestrone politico di ovvietà; Simona Malpezzi, forse per effetto degli occhiali che le scendono sulla punta del naso, sembra ogni volta arrivata il 6 gennaio con il sacco sulla schiena pieno di carbone e balle stampate in fotocopia. In ogni apparizione pare abbia in testa, ed è forse l’unica cosa che ha, un grande cappello nero tondo che finisce a punta, come quelli messicani, legato sotto il mento con una sottile cordicella che ne mostra tutta la finzione, ma che, per la gioia dei piccoli, nessuno ne svela il travestimento.

Alessia Morani invece è la più rappresentativa. Una leader. Quando ascolta un interlocutore, ha il sorriso stampato in faccia di chi la sa lunga. Nasconde malamente il fastidio delle stupidaggini che le sue orecchie sono costrette a subire, ma solo lei riesce a integrare e a perfezionare ogni idiozia ascoltata, in un’idiozia più profonda e completa. Al termine di ogni suo intervento la Morani riprende l’espressione compiaciuta di chi ha pronunciato la banalità definitiva. E’ grazie a queste lady della politica che l’Italia si trova oggi a dover rispondere ai tedeschi e ai commissari europei che possono star tranquilli. Se abbiamo retto noi in Italia, e se loro in Europa hanno accettato fin qui tranquilli queste parlamentari, dal nuovo Governo, con o senza Savona ministro, non hanno nulla da temere … anzi !

Adriano Primo Baldi