MODENA VOLTA PAGINA, LA ZANZARA TIGRE, E IL SINDACO MUZZARELLI

Di Adriano Primo Baldi

Sta per finire la legislatura amministrativa e all’improvviso un gruppo di “sinistri” modenesi si è svegliato con la dolorosa constatazione di trovarsi in bilico sull’orlo di un precipizio elettorale. Sanno che a differenza dei decenni passati la rielezione della sinistra, anche a Modena, non è scontata. Il gruppetto si è riunito in un sogno collettivo, di quelli che si fanno all’alba, per chiamare i modenesi a raccolta in una lista civica dal nome Modena volta pagina, con la speranza che il loro sogno elettorale di conservazione del sindaco Muzzarelli possa diventare realtà.

Lo diceva anche lui, Dante: “ … presso al mattin del ver si sogna”. Secondo una credenza medioevale i sogni mattutini sono assai più veri di quelli della notte. E’ così che non ancora svegli, i componenti del gruppetto trasognante hanno pensato che una lista cittadina fatta con i resti di un tempo che fu, possa diventare realtà e tradursi in un eventuale salvagente per Gian Carlo Muzzarelli. Nell’ipotesi di un probabile ballottaggio tra un leghista o un 5 stelle, per scongiurare il pericolo di un sindaco non Pd, i “volta pagina” si presenteranno alle elezioni per non cedere un potere settantennale, dal quale alcuni fondatori della menzionata lista, in modo diretto o indiretto, sono stati beneficiati. Per restare a Dante, ritengono Muzzarelli condonabile di ogni disastrosa scelta amministrativa, e al ballottaggio lo indicheranno come “colui che ‘l mondo schiara” nella veste cioè di un nuovo sole.

In realtà, entrando meglio nell’opacità del sogno, si tratterebbe dell’avvicinarsi di un giorno che al crepuscolo lascia il posto al buio della notte: “La mosca cede a la zanzara”. Muzzarelli con l’arrivo di ogni notte riprenderebbe, come ha fatto per più di quattro anni, a pungere i modenesi e a lasciare fastidiosi segni d’irritazione, proprio come una zanzara: una zanzara che resiste per assenza di ogni tentativo di disinfestazione da parte di un’inesistente opposizione politica. Il sindaco è anche assai prolifico. Ha politicamente allevato la zanzara tigre Maria Carafoli, e con lei un’altra zanzara esperta in culatelli, salami e insaccati vari, che assieme alla vasta famiglia dei Ditteri, alla quale appartengono entrambe, hanno infestato il centro storico con l’espansione d’incarichi comunali nelle manifestazioni della “Cultura”, facendo strage di valori artistici per avere allestito la più indecente esecuzione di tutti i tempi dell’opera, Traviata.

Senza dire di altre iniziative, che chiamano culturali, con mostre e spettacoli degni dei più arretrati paesi africani dai quali traggono origine molte di queste specie di piccoli animali. E’ da lì che provengono, ed è lì che si sono formate una pluralità di zanzare prima del massiccio sbarco a Modena dove hanno diffuso una malaria culturale che solo Italia Nostra ha veramente combattuto. Durante il periodo estivo queste zanzare comunali agiscono come una macchina da guerra perfetta. La zanzara tigre, unitamente alle altre categorie beneficiate dai deliberati comunali, è in grado di riprodursi grazie al sangue (economico) succhiato dai capillari delle sue prede, che poi altro non sono che i normali cittadini, e insieme distruggono le casse comunali con danni che l’Europa si rifiuta di risarcire, soprattutto ora che il governo Lega e M5S sta procedendo, sia pure con difficoltà, a una radicale disinfestazione.

Grazie a sofisticatissimi sensori queste zanzare sono in grado di scovare obiettivi umani di carrieristi e di sodali capaci d’individuare attraverso il calore e l’anidride carbonica “valuta pregiata” emessa dagli organismi che detengono le casse del comune, la distribuzione di appalti e altri incarichi, e ne difendono con malefici pungiglioni i privilegi. Queste zanzare producono larve nascoste che si annidano ovunque. Hera, azienda preposta alla disinfestazione, continua a dichiararsi impreparata alla distruzione di questa peste, e nei comunicati ufficiali cerca comunque di rassicurare i cittadini; ma la verità è che la febbre rossa che ha governato la città di Modena, Hera compresa, sa che solo la conservazione del distruttivo animaletto può consentire le privilegiate posizioni economiche anche di chi dovrebbe combattere la pericolosa epidemia cittadina.

Le infettanti scelte politiche locali hanno fatto scrivere ai protagonisti di Modena volta pagina che la cultura: “E’ un settore totalmente da ripensare. Per noi la cultura non è certo uno spazio nel quale coltivare clientele, bensì costruire ricchezza”. Giusto, ma dov’erano questi “zanzarosi” quando denunciavo fin nei particolari le malefatte amministrative, artistiche e culturali dei sindaci Barbolini, Pighi e Muzzarelli? Questi ditteri della politica si stanno attrezzando con salvagenti dell’ultima ora per continuare a navigare nei putridi acquitrini della politica di Muzzarelli, e per consentire a chi porta la responsabilità di ciò che ora denunciano, di continuare ad agire negli spazi di clientele cristallizzate dal loro costante silenzio.

Nel manifesto della lista che sottopongono ai cittadini hanno scritto: “Vogliamo rendere concreto un processo di cambiamento sulla cultura. Non vogliamo che il futuro della città sia lasciato in mano a lobby economiche che antepongono i loro interessi a quelli della comunità”. Parole giustissime, se non fosse che coloro che le pronunciano ora, in vista delle prossime elezioni, non si sono mai sognati di schierarsi quando l’amministrazione modenese privilegiava lobby e incompetenti. A pronunciare le parole di critica alla giunta Muzzarelli da parte di Modena volta pagina c’è anche l’ex assessore comunale alla cultura Andrea De Pietri: mi chiedo che fine abbia fatto il senso del pudore.

Firmano e denunciano, ma in realtà sono dei pianificatori della conservazione. Vogliono impedire a Lega o al M5S di decretare la fine del governo Muzzarelli. A un eventuale ballottaggio lasceranno libertà di scelta ai propri aderenti ben sapendo che non usciranno dal selciato della sinistra. Sarà quindi Muzzarelli a raccogliere il frutto della loro sceneggiata. Nel gruppo della lista che propongono c’è anche qualche persona seria che crede veramente all’inopportunità di una riconferma di Muzzarelli, e questo i promotori lo sanno a tal punto che enunciano contenuti mai denunciati quando Muzzarelli li trasgrediva.

Il loro calcolo è ingannevole verso il destinatario elettore. Si propongono di far assume con il voto false credenze con premesse artatamente organizzate. Cercano con l’inganno il mantenimento delle solite clientele d’improvvisati, d’incapaci, e di beneficiati il cui solo merito è l’appartenenza alla sinistra o l’amicizia con il politico locale di potere.

Adriano Primo Baldi