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Fotografie che non sono fotografie

28 Gennaio 2016 - immagini
Fotografie che non sono fotografie

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Pub­blichi­amo ampi stralci di un arti­colo che con­di­vidi­amo

Scattate fotografie orribili senza saperlo. Vi stanno ingannando…

Dovreb­bero leg­gerlo tutti quelli che abu­sano del loro smart­phone per scattare fotografie da pub­bli­care su FB per la noia di tutti.

le foto scat­tate dai Galaxy e dagli iPhone sem­brano incred­i­bili. Le appli­cazioni dig­i­tali per­me­t­tono di cor­reg­gere, sat­u­rano i col­ori, aumen­tano persino la nitidezza. Quelle foto finis­cono sui social, e finis­cono su Insta­gram. Con i fil­tri. Con i col­ori sat­uri, con le ombre schiarite. Con goffi ten­ta­tivi di post-produzione fotografica che assomiglia a certa chirur­gia estet­ica. I seni debor­danti e innat­u­rali dei chirughi, gli zigomi che trac­ciano angoli ver­tig­i­nosi sono iden­tici a quei cieli rossi come non se ne sono mai visti, quei con­trasti con le nuv­ole in rilievo, quell’azzurro degli occhi che la vos­tra fidan­zata fino a quel momento aveva soltanto sog­nato.

Quella nitidezza che persino la marca del ros­setto riesci a leg­gere. E poi mari e fiumi den­sis­simi, volti indi­men­ti­ca­bili senza un filo di grana, o di rumore, come si dice oggi per la fotografia dig­i­tale.

Sta acca­dendo il dis­as­tro cul­tur­ale e con­cettuale per cui le foto non sono più nor­mali, l’uso della post­pro­duzione è una pac­chi­anata gigan­tesca, la bellezza di una foto non sta più nella capac­ità imper­fetta di riportare un punto di vista, e non è più in un movi­mento accen­nato, nella fat­ica di entrare nell’inquadratura con con­sapev­olezza, ma è nel pac­chi­ano che ha la sua ragione: in un uso som­mato di gran­dan­goli estremi e di col­ori sat­uri.

Per­ché gli smart­phone, prima di per­me­t­tere il rosso sat­uro, per­me­t­tono il super­gran­dan­golo, un modo di vedere affasci­nante in qualche caso, ma asso­lu­ta­mente innat­u­rale. Gli obi­et­tivi degli smart­phone, si fa per dire, sono dei gran­dan­goli esagerati, l’assenza del mirino per­me­tte di scattare in posizioni impos­si­bili. Il risul­tato è sem­plice­mente uno: inquad­ra­ture appar­ente­mente sor­pren­denti, e nes­suna dimes­tichezza con le aber­razioni ottiche che sono pre­senti. Per cui tutto è in primo piano, niente è fuori fuoco, e col­ori impos­si­bili, e punti di vista che sem­brano spet­ta­co­lari. Ritratti che imbrut­tis­cono quasi sem­pre.

Sti­amo for­mando gen­er­azioni che non sanno cosa sia il mondo, ma soprat­tutto non sanno guardare.

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