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Raccontare un brand

18 Giugno 2017 - storytelling
Raccontare un brand

È così: in questo mondo iper veloce e commerciale, tutti cercano una risposta online. A cosa, non importa, ma la cercano. In realtà siamo tutti cercatori, di risposte a piccoli grandi problemi o di soddisfazioni di qualche desiderio. Questo è l’assunto di base da ricordare sempre, quando si mette un brand online.
Il mio brand risponde efficacemente a questo bisogno di risposte, di informazioni?
O sul mio sito compaiono solo grandi bottoni arancioni cliccabili con scritto “Compralo Ora”?

Qualsiasi cosa si venda, se non si supera il fattore conoscere-amare-fidarsi, non si può fidelizzare, né parlare dicontent marketing. Se si comunica davvero con il lettore, e gli si offre una risposta, alla lunga si riuscirà ad accendere quel sentimento che ispira una transazione commerciale. E questo è il vero content marketing.

Bisogna prendere per mano il lettore, farlo uscire dal mondo ordinario per coinvolgerlo in un viaggio che alla fine condurrà alla fiducia. E alla transazione. Lo storytelling è proprio questo viaggio.

 

Il protagonista e lo storytelling
Le storie sono ovunque. Da sempre. Da quelle narrate oralmente di generazione in generazione ai nostri spot pubblicitari in tv. Tutto è storia. Tutto racconta.
E cosa c’è, all’inizio di ogni grande storia?
Un grande protagonista. Qualcuno a cui ci si affeziona, subito. Che sappia rubare un filo della nostra empatia. Qualcuno che potrebbe essere me. O qualcuno che potrebbe essere te.
Il suo viaggio è il nostro. E come si articola? In un eccellente storyboarding.

 

Storyboard, questa sconosciuta
È una “sceneggiatura disegnata”. La bozza di una storia messa in atto. Si usa sempre nel cinema, nei fumetti, anche in pubblicità. Tavole grafiche che presentano, in sintesi, come si svilupperà la storia, i punti di vista, i dialoghi, le battute, le espressioni e le emozioni.
Ecco, per costruire uno storytelling che valga la pena di essere consumato, lo storyboard è essenziale.
Ma come si comincia? Da dove si comincia sempre: dal target a cui stai parlando.

Una volta riempita tutta la mappa, entrerai in empatia con il tuo lettore ideale. Magari mettendo in discussione cosa pensavi di lui.
L’empatia mette davvero in connessione con le persone: è capire, guardare, conoscere. Quando qualcuno ha una certa idea del mondo e tu sei capace di confermarla, ecco, quella è una vera prova di connessione psicologica.
L’empatia serve a raccontare storie che entrino in connessione con il lettore. E lo coinvolgano. E gli facciano venire voglia di raccontarle agli amici. Di condividerle sui social. Di averne di nuove.

Adesso tocca a te
Quindi, se vuoi catturare l’attenzione dei lettori, devi capire cosa vogliono. Creare storie che rispondano ai loro desideri più pressanti, che soddisfino curiosità che nessuno soddisfa. E -attenzione, qui il punto più importante- in una maniera che faccia leva su quello che il lettore già pensa, sente, vive. Tutto questo con una buona dose di empatia e ricerca.

 

http://www.thesocialeffect.it/storytelling/77-storytelling-come-raccontare-un-brand

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