
Mettiamo che.
Mettiamo che Morelli sulle fiction televisive abbia un palato un po’ troppo raffinato e snob. Mettiamo anche che sia di braccino corto e 100.000 euro per lui rappresentino una botta mostruosa al portafoglio dell’amministrazione e non l’affare del secolo (Morelli anche lei cosa vuole comprarci più con 100.000 euro? La trovi lei una pubblicità per quella cifra su Rai1 in inverno, prima serata).
Mettiamo che la fiction “Che Dio ci aiuti” abbia un successo planetario e oltre, mettiamo che Elena Sofia Ricci smentendo il trailer e Morelli ci sorprenda con un’interpretazione da oscar.
Mettiamo che i pantofolai più inamovibili abbiano un’apparizione durante la fiction e che questa li trasformi seduta stante in indemoniati globetrotter con la fissa del romanico e che si fiondino a Modena senza neanche aspettare la fine della sigla.
Mettiamo che la fiction sia veramente il superspot che un entusiasta Stefano Luppi ci descrive nell’articolo della Gazzetta del 6 luglio 2011.
Mettiamo che siano veramente 5 milioni gli spettatori che vedono la fiction, il Duomo, la Maserati, S. Agostino, Piazza Grande. 5 milioni di tarantolati con una sola idea fissa: vedere dal vivo Modena e mangiare un piatto di tortellini, alla faccia di Morelli e degli scettici come lui.
A questo punto Luppi avrebbe ragione, la fiction sarebbe l’operazione di marketing territoriale più importante degli ultimi anni (le altre a proposito quali sarebbero? Non mi pare poi che il marketing territoriale come attività sia legato solo al turismo…Comunque, non distraiamoci).
Luppi, vista la portata della cosa giustamente scrive che “le istituzioni e gli organizzatori modenesi non avranno più giustificazioni per organizzare la presenza dei visitatori”.
E conclude con una domanda “Con la prossima apertura della Casa natale Enzo Ferrari cosa manca per diventare davvero turistici?”
Mah. Proviamo a rispondere
Manca cabina di regia
Oltre a cabina/e di regia servono soggetti operativi/attuatori e ci vuole chiarezza di ruoli nella diversità degli stessi (chi fa cosa?)
Si propone un “soggetto unico” cabina di regia ma manca una riflessione sulla Governance
attuale e futura
C’è troppa frammentazione gestionale/organizzativa. Manca visione strategica
Manca capacità di attrazione turistica – di talenti – di investimenti
Manca coordinamento , c’è frammentazione
Mancano piani promozionali pluriennali
Manca possibilità di accoglienza diffusa e di accoglienza per giovani e a basso costo (ostelli, hotel…)
Manca un “format” di presentazione di Modena
Manca la divisione per fulcri attrattivi di primo o secondo livello
Mancano risorse, scarse e non certe per programmazioni lunghe. Poca capacità di reperire risorse (Fund Rising)
Inoltre non ci sono pesi/priorità/tempi
In compenso abbiamo sofferenza del sistema trasporto pubblico per i grandi eventi (treni regionali, ecc) e carenza infrastrutture (esigenze sovra cittadine)
E i rischi quali sono?
Di debordare in una dimensione eccessiva per Modena
La frammentarietà e frammentazione degli eventi
Di lavorare solo per progetti temporanei
Di replicare attività troppo simili sul territorio
Di fare l’ennesimo studio o documento
Che ci sia poca coesione, che ci siano lotte di potere
Di concentrarci troppo sugli strumenti (cabina di regia, studi…) e perdere di vista
l’obiettivo della promozione
di ridursi a soddisfare bisogni locali
di fare una “scatola senza dentro le scarpe”: stare più sui contenitori che sui contenuti
Rischio di omogeneizzazione
Di perdere l’occasione “apertura Museo Ferrari”
E infine
Di continuare a fare la lista delle eccellenze note e non trovare “elementi di rottura”
Tutto questo purtroppo non è stato pensato da me. Allora chi lo dice, Morelli? Ma va là.
Ultima chicca?
…Inoltre i punti di forza del documento non bastano a mutare la percezione su Modena.
Dai Luppi, ci siamo quasi…
Donatella Franchi
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